Beta Bloccanti e Alzheimer

Beta Bloccanti e Alzheimer

Alcuni recenti studi sembrano dimostrare un’interessante associazione tra l’assunzione di beta-bloccanti e la diminuzione del rischio di Alzheimer e demenza senile nelle persone anziane affette da ipertensione.

I farmaci beta-bloccanti utilizzati per il trattamento dell’ipertensione sembrano essere in grado allo stesso tempo di ridurre il rischio di insorgenza di malattie quali la demenza senile e l’Alzheimer. Sarebbe questo il risultato di una ricerca condotta recentemente dall’equipe del Dr. Lon White del Pacific Health Research and Education Institute di Honolulu.

Durante lo studio, i ricercatori hanno esaminato le autopsie di 774 uomini di origine nippo-americana giungendo alla conclusione che il cervello dei pazienti in cura con farmaci beta-bloccanti presenta di gran lunga il minor numero di microinfrazioni, una minore atrofia e un numero nettamente inferiore di sintomi di Alzheimer rispetto ai pazienti che non hanno assunto farmaci di alcun tipo.

La ricerca in questione, infatti, ha mostrato che un trattamento esclusivamente a base di farmaci beta-bloccanti si rivela essere superiore rispetto ad un trattamento basato sull’assunzione di una diversa classe di farmaci antipertensivi. All’interno dello studio é stato, inoltre, dimostrato come l’assunzione di un qualunque farmaco antipertensivo sia preferibile alla mancata assunzione di farmaci, almeno in relazione all’insorgenza di danni cerebrali correlati alla demenza senile o all’Alzheimer. Le persone che nel corso della propria vita presentano dei valori di pressione sistolica superiori a 120 rappresentano dal 17% al 27% dei casi di demenza e AlzheimerDisturbi del comportamento nella demenza. Leggi anche … » in età avanzata.

Lo studio del Dr. White ha preso in esame la relazione tra le lesioni cerebrali al momento dell’autopsia e l’assunzione di beta-bloccanti o di altri medicinali antipertensivi. Il campione preso in esame per la ricerca comprende 774 pazienti provenienti dall’Honolulu-Asia Aging Study di età compresa fra i 71 e i 93 anni. Tra questi, 610 soffrivano di ipertensione o sono stati sottoposti ad un trattamento con farmaci antipertensivi.

Tra i pazienti che hanno ricevuto una cura a base di antipertensivi, il 15% ha ricevuto un trattamento composto esclusivamente da beta-bloccanti, il 18% é stato trattato con beta-bloccanti e altri farmaci, e il 67% ha ricevuto un trattamento esclusivamente basato su altri farmaci antipertensivi.

I risultati della ricerca sono stati adeguati in base all’età dei pazienti presi in esame, alla loro pressione sanguigna media, alla media del risultato di un test cognitivo, all’intervallo del follow-up, all’età al momento del decesso, alla presenza o meno di diabete, al genotipo dell’apolipoproteina E, alla presenza di ipertensione durante il corso della vita e se questa é stata o meno trattata.

Al termine dello studio i risultati hanno mostrato come i pazienti in cura esclusiva con beta-bloccanti presentavano in maniera decisamente inferiore i sintomi della demenza senile o dell’Alzheimer. I pazienti trattati con una combinazione di farmaci beta-bloccanti e di altri ipertensivi, invece, hanno mostrato una riduzione intermedia del numero di anormalità cerebrali legate al deterioramento cognitivo.

L’assunzione dei beta-bloccanti da soli o in associazione con altri ipertensivi porta, inoltre, ad una minore atrofia cerebrale e di conseguenza ad un miglioramento del declino cognitivo o dei sintomi invalidanti di demenza senile ed Alzheimer.

Lo studio del Dr. White non é stato, però, accolto in maniera unanime. La Dr.ssa Mary Sano, PhD del Mount Sinai Medical Center di New York City, per esempio, ritiene che l’assunzione di un singolo farmaco da parte dei pazienti in cura con beta-bloccanti potrebbe semplicemente significare che il loro stato di salute era già in condizioni migliori rispetto ad altri pazienti. La Dr.ssa Sano, che non ha preso parte alla ricerca del Dr. White, ritiene che questo studio può comunque aiutare i medici ad assegnare ai propri pazienti il miglior tipo di trattamento adatto al disturbo da curare.

 

Fonte: http://www.aan.com/globals/axon/assets/10428.pdf