Consulto psichiatrico online: quando ha senso, cosa aspettarsi e come funziona
Viviamo in un’epoca in cui la fretta ci spinge a cercare risposte immediate, e questo vale anche per le questioni di salute mentale. Basta una connessione e un clic per trovare pareri, forum, gruppi e specialisti disponibili a rispondere online, anche in psichiatria. È un’opportunità reale: chi convive con ansia, un disturbo dell’umore o un dubbio diagnostico può finalmente reperire informazioni senza dover attendere settimane per un primo contatto. Ma proprio perché si tratta di temi delicati, è naturale chiedersi quanto ci si possa fidare di un parere raccolto sul web, e quanto invece resti indispensabile il giudizio di chi esercita la professione con responsabilità e con il paziente davanti, anche se solo attraverso uno schermo.
Chi risponde, e con quale formazione
Mi chiamo Federico Baranzini, sono psichiatra e psicoterapeuta e da oltre vent’anni mi occupo di salute mentale a Milano. Il mio percorso si fonda su una specializzazione in Psichiatria e un dottorato di ricerca in Psicofarmacologia Clinica, completati con periodi di formazione clinica all’estero, tra cui un’esperienza al Cassel Hospital di Londra dedicata ai disturbi di personalità e alla doppia diagnosi. Lavoro con un approccio integrato, che unisce la valutazione farmacologica a una lettura psicodinamica e relazionale della persona, sempre ancorata alle evidenze scientifiche più aggiornate. Lo dico non per presentare un curriculum, ma perché è proprio la qualità di chi risponde, prima ancora della piattaforma usata, a fare la differenza tra un’informazione utile e una potenzialmente fuorviante.
I limiti di una richiesta generica in rete
Chi scrive a un professionista online dovrebbe innanzitutto tutelare la propria riservatezza: è bene essere precisi su età, sesso e sintomi, mentre andrebbero evitati nomi, cognomi o riferimenti che rendano la persona facilmente identificabile. È altrettanto importante avere aspettative realistiche. Un consulto a distanza può orientare, chiarire, talvolta rassicurare, ma non potrà mai sostituire una valutazione clinica completa, condotta con tutti gli strumenti che solo un incontro diretto, anche se da remoto e con una documentazione adeguata, permette di utilizzare. Un professionista serio non formulerà mai una diagnosi né prescriverà un trattamento sulla sola base di un messaggio scritto: lo farebbe in modo scorretto, oltre che, in molti casi, non consentito.
Il consulto psichiatrico che propongo: una seconda opinione qualificata
Per rispondere a questa esigenza, ma con la cornice e il rigore che la materia richiede, ho strutturato un servizio specifico di consulto psichiatrico, anche detto seconda opinione, pensato per chi desidera un parere indipendente e qualificato su una diagnosi, una terapia in corso, una prognosi o un trattamento farmacologico prescritto da un altro professionista, senza dover necessariamente avviare con me un percorso di cura continuativo. Si svolge in studio a Milano oppure online, e può esaurirsi in un solo incontro o richiederne più di uno, secondo la complessità del caso.
In questi colloqui il mio obiettivo è ascoltare con attenzione, analizzare la documentazione clinica che mi viene fornita e confrontarla con le evidenze scientifiche più recenti, per restituire un parere chiaro, motivato e utile sia alla persona che lo richiede, sia al medico curante che eventualmente la segue. È un servizio che trova senso in situazioni diverse tra loro ma con un denominatore comune: il bisogno di chiarezza. Capita a chi, dopo un ricovero ospedaliero in un’altra città o all’estero, rientra a casa e desidera confrontare le indicazioni ricevute con il parere di uno specialista locale. Capita a chi nutre dubbi sulla diagnosi formulata, perché la valutazione di altri professionisti non ha convinto del tutto o perché si sono raccolti pareri contrastanti, situazione che a volte richiede anche un approfondimento attraverso una valutazione psicodiagnostica più strutturata. E capita, ancora, a chi si trova davanti a informazioni discordanti su farmaci, terapie o prognosi raccolte online o da conoscenti, oppure a chi, insieme al proprio medico curante, sente il bisogno di un confronto puntuale per ottimizzare una terapia già avviata.
Come prepararsi a una richiesta di questo tipo
Per rendere il consulto davvero efficace è utile arrivare con la documentazione clinica disponibile, referti, lettere di dimissione, eventuali esami già svolti, e con un’idea chiara delle domande a cui si desidera dare risposta. Non è necessario uno sforzo organizzativo complicato: bastano ordine e onestà nel raccontare la propria situazione perché il tempo dedicato al colloquio venga sfruttato al meglio, sia per chi chiede il parere sia per il professionista che lo offre.
Una via di mezzo tra l’attesa e l’improvvisazione
Tra il rischio di affidarsi a risposte anonime trovate in rete e quello di attendere mesi prima di un primo confronto specialistico, il consulto psichiatrico online o in studio rappresenta una via concreta per ottenere, in tempi ragionevoli, un parere che abbia un fondamento clinico solido. Se desidera valutare se questo percorso sia adatto alla sua situazione, può scrivermi attraverso i canali indicati nella pagina dei contatti del sito: risponderò personalmente, con la stessa attenzione che dedico a chi incontro in studio.
























Salve il mio medico curante mi ha prescritto dell’iperico(farmaco quiens)2 capsule al giorno da 300 mg estratto secco contenenti 0,3% di ipericina. Però da domani inizierò un lavoro in cui starò praticamente tutto il giorno al sole, secondo lei rischio fenomeni di fotosensibilità? Dovrei smettere di usarlo?
Buongiorno
si, l’iperico o meglio il suo contenuto di ipericina può portare a fenomeni di fotosensibilizzazione. Per cui cautela nell’esporsi ai raggi solai soprattutto ne intensi e su vaste aree del corpo.
Inoltre ricordi bene che anche se di origine naturale l’iperico può :
-Diminuire l’effetto anticoagulante del Warfarin, può abbassare i livelli ematici della Ciclosporina, usata contro il rischio di rigetto da trapianti.
-Ridurre l’effetto dei contraccettivi orali, della Digossina, della Teofillina.
-Incrementare gli effetti antidepressivi della: Fluoxetina, Paroxetina, Sertretalina.
Inoltre è buona norma sospenderne l’assunzione cinque giorni prima di ogni intervento chirurgico.
Cordiali saluti
Salve una settimana fa mi sono sottoposto ad un intervento di rinoplastica con bruciatura dei turbinati, volevo sapere dopo quanto sarebbe consigliabile fare uso di cannabis se magari devo aspettare un’altra settimana o di più
Grazie mille in anticipo
Gentile Gianmarco,
l’assunzione di cannabis per via inalatoria (fumata) non agisce sulle cicatrici che l’intervento le può aver lasciato quanto piuttosto sul sul cervello: il cannabinolo, principio attivo, ha un alto potere neurotropo soprattutto oggi che in commercio vi sono varianti modificate e ad alta concentrazione di cannabis.
La questione che lei pone (e che così credo di intendere) è più inerente a quando riprendere a fumare per poter tornare ad assaporare il “gusto”. E’ un po’ improprio quindi parlare di “dopo quanto sarebbe consigliabile fare uso…”. Non sarebbe consigliabile da un punti di vista medico.
Cordiali saluti
Federico Baranzini
Ciao ! Ho 22 anni . Da ben 2 anni soffro di disturbo bipolare con sintomi di depressione maggiore o almeno cosi si pensa . Ho fatto un anno di cura con abilify 20 mg , depakin chrono 1000 , tatig e lorezepam a volte quando me lo consigliava il mio medico . Dopo 6 mesi ho iniziato a stare bene (miglioramenti meglio dire) l ho continuato la cura per altri 6 mesi . L ultimo mese stavo bene e per dire la realta l ho smesso gradualmente . Per 3-4 mesi del anno successivo cioe quest anno stavo bene ma poi sono iniziati di nuovo i sintomi e realmente da 2 mesi e qualche giorno sto facwndo un altra cura con risperidone 2 mg , 2mg mattina e 2mg a sera e fevarin 100 , a sera . Sinceramnete sto malissimo . Non esco quasi proprio e ho incubi duramte la notte a volte sento anche voci e musica mentre dormo e mi sveglio spesso . Non posso stare fermo . Ho capogiri della testa . Quando fumo una sigaretta mi viene da vomitare. Ho ipotenza pure . Mi vengono in mente pensieri di amdare via da qualche parte , vivere lontano da tutti . Non so cosa fare . voglio qualche consiglio Per favore
Gentile sig Giacomo
è probabile che almeno parte dei sintomi che descrive siano effetti collaterali dei farmaci e per questo la invito a parlarne chiaramente al suo curante per un sereno confronto. E’ difficile poter prevedere quale effetto un farmaco possa dare, spesso l’unico modo è quello empirico ovvero procedere per prove ed errori.
Cordiali saluti
Federico Baranzini
Buongiorno sono appena stata dimessa dall’ospedale e mi hanno dato la fluoxetina (prima 20 poi 30). Alla comparsa dei primi effetti collaterali (forte bruciore agli occhi e calo vista) me l’hanno ridotta a 20 ma io non ho pace (ho stessi problemi a occhi e ansia).Posso ridurla o sospendere? Come?
Buongiorno Fabiana,
la ringrazio per aver scritto.
La fluoxetina è un antidepressivo della famiglia degli SSRI. Nelle prime settimane può dare alcuni effetti collaterali, tra cui aumento dell’ansia, irrequietezza, disturbi del sonno, nausea, cefalea o una sensazione generale di attivazione. In genere questi sintomi tendono ad attenuarsi con il tempo, ma se sono molto fastidiosi è giusto segnalarli al medico.
Per quanto riguarda il bruciore agli occhi e il calo della vista, non è possibile stabilire a distanza se dipendano davvero dalla fluoxetina o da altri fattori. Tuttavia, essendo comparsi dopo l’inizio del farmaco, meritano di essere riferiti al medico che l’ha dimessa o allo psichiatra curante, così da valutare con calma se mantenere il dosaggio, ridurlo ulteriormente o cambiare terapia. Se i disturbi visivi fossero importanti o in peggioramento, potrebbe essere utile anche un controllo oculistico.
Le sconsiglierei di sospendere o ridurre autonomamente la fluoxetina, soprattutto perché la prescrizione è avvenuta dopo un ricovero. La fluoxetina ha una lunga permanenza nell’organismo e di solito dà meno problemi di sospensione rispetto ad altri antidepressivi, ma è comunque preferibile modificarla con indicazione medica, anche per evitare ricadute del quadro per cui le è stata prescritta.
In pratica, il passo più prudente è contattare il curante, spiegando che anche a 20 mg persistono bruciore agli occhi, sensazione di calo visivo e ansia. Il medico potrà decidere se attendere ancora qualche giorno, ridurre, sospendere gradualmente o sostituire il farmaco. Sono tutte possibilità praticabili, ma vanno adattate alla sua situazione clinica.
Cordiali saluti,
Federico Baranzini