Le benzodiazepine costituiscono un gruppo di medicinali solitamente utilizzati contro l’ansia.
Tra i più noti vi sono diazepam, lorazepam, clordiazepossido, alprazolam e oxazepam. Alcune benzodiazepine, inoltre, vengono utilizzate per combattere i problemi di insonnia: tra queste temazepam, flurazepam, loprazolam, lormetazepam e nitrazepam.
Anche lo zaleplon, lo zolpidem e lo zopiclone vengono utilizzati contro l’insonnia ma non rientrano nel gruppo delle benzodiazepine, bensì sono noti come farmaci-Z. Nonostante la loro appartenenza ad un gruppo farmacologico differente, i farmaci-Z agiscono in modo molto simile alle benzodiazepine sulle cellule cerebrali.
L’assunzione di benzodiazepine o farmaci-Z è molto efficace per combattere i sintomi di ansia o per combattere l’insonnia. E’, inoltre, facile interrompere un trattamento a base di benzodiazepine o farmaci-Z qualora questo non sia in corso da molto tempo (dalle due alle quattro settimane al massimo).























Buonasera Dott. Baranzini,
assumo delorazepam da oltre 13 anni e solo ora ho capito che il motivo per cui si chiama così sta nel fatto che il suo metabolita attivo è il lorazepam.
So che il lorazepam ha proprietà amnesiche più marcate rispetto alle altre benzodiazepine.
Devo dedurre che sia così anche per il delorazepam?
Ormai è certo che l’uso prolungato di benzodiazepine, anche a dosaggi terapeutici, causa un importante deterioramento cognitivo anche nei soggetti giovani come me.
Assumendo un totale di 40 gocce al giorno, divise in due somministrazioni giornaliere, posso andare incontro a demenza?
Grazie mille!
Buonasera Paolo,
il **delorazepam** e il **lorazepam** sono molecole strettamente correlate: il delorazepam, infatti, è un precursore metabolico del lorazepam, e parte del suo effetto deriva proprio dalla conversione a quest’ultimo.
Il lorazepam è noto per avere proprietà **amnesiche** (soprattutto anterograde) più marcate rispetto ad alcune altre benzodiazepine, e questa caratteristica può essere presente anche con il delorazepam, soprattutto se assunto a dosi medio-alte o per periodi molto lunghi. L’intensità dell’effetto amnesico può però variare da persona a persona e dipende anche dal dosaggio, dalla velocità di assorbimento e da fattori individuali.
Sul punto del **deterioramento cognitivo**, gli studi mostrano che l’uso cronico di benzodiazepine, anche a dosaggi terapeutici, può essere associato a deficit di memoria, attenzione e velocità di elaborazione. La maggior parte di questi effetti tende a migliorare (almeno parzialmente) dopo la sospensione, ma in alcuni casi — soprattutto con utilizzo prolungato per molti anni — il recupero può non essere completo.
Per quanto riguarda la **demenza**, i dati sono più complessi:
* alcuni studi epidemiologici hanno trovato un’associazione tra uso prolungato di benzodiazepine e aumento del rischio di demenza,
* altri studi, quando hanno tenuto conto di fattori confondenti (come ansia, insonnia o depressione pre-esistenti), non hanno confermato un legame causale diretto.
In sintesi: non è certo che le benzodiazepine causino di per sé la demenza, ma è ben documentato che **un uso protratto nel tempo, come nel suo caso, può avere un impatto negativo sulle funzioni cognitive**.
Se l’obiettivo è ridurre questo rischio, il passo più importante sarebbe valutare con il medico un **piano di riduzione graduale** del delorazepam, studiato su misura per evitare sintomi da sospensione.
Cordiali saluti
Federico Baranzini