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Deridorexant Qviviq insonnia

Daridorexant (Quviviq): come funziona sull’insonnia cronica

52° Congresso Nazionale della Società Italiana di Neurologia – Prof. Liborio Parrino

Prof. Liborio Parrino, Professore ordinario di Neurologia, Università degli Studi di Parma, presenta il Daridorexant nuova molecola contro l’insonnia in occasione del 52° Congresso Nazionale della Società Italiana di Neurologia che si è tenuto a Milano dal 3 al 6 dicembre 2022

.

Da poco è arrivato in Italia un nuovo farmaco per la terapia dell’insonnia cronica, il primo dopo circa trent’anni.

Il medicinale si chiama Daridorexant e ne hanno parlato al 52° congresso della Società Italiana di Neurologia a Milano.

Prima di affrontare questa novità, però, vorremmo procedere gradualmente, iniziando con una breve introduzione sulla fisiologia del sonno. Inoltre, cerchiamo di capire cosa succede nelle persone che soffrono di insonnia cronica.

Fisiologia del sonno

Quando ci addormentiamo, il nostro cervello segue un percorso regolato da un meccanismo molto preciso e ordinato. Questo meccanismo ci permette di seguire un percorso prestabilito dai nostri cromosomi, garantendoci un sonno ristoratore e facendoci sentire bene durante il giorno. Tuttavia, se il percorso del sonno incontra ostacoli, rallentamenti o frammentazioni, la qualità del sonno ne risente e, di conseguenza, anche la qualità della vita nel giorno successivo.

Stiamo iniziando a capire che questo processo non è legato solamente alla genetica, ma anche al bilanciamento di neurotrasmettitori che contribuiscono a creare un’armonia tra freno e acceleratore. Nella prima parte della notte, il sonno è maggiormente sotto il controllo del sistema frenante, mentre nella seconda parte della notte l’acceleratore prende il sopravvento, diventando sempre più incisivo per prepararci a un risveglio lucido e completo al mattino. In questo modo, possiamo svolgere le attività diurne in maniera efficiente e completa.

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Una persona che non riesce a seguire questo bilanciamento equilibrato e armonico del sonno, ovvero queste sequenze “software”, di giorno sarà stanco, sonnolento, arrabbiato, irritabile, poco concentrato e poco attento. Infatti, raramente una persona si lamenterà di essere insonne, ma dirà piuttosto che dorme male e di giorno non si sente in gran forma.

Terapia standard per l’insonnia

Fino ad oggi, i farmaci più comunemente utilizzati per la terapia dell’insonnia cronica sono state le benzodiazepine. Utilizzando la metafora dell’acceleratore e dei due pedali, le benzodiazepine agiscono sul freno. Poiché il freno domina nella prima parte della notte, questi farmaci garantiscono una maggiore solidità del sonno, ma solo per le prime tre o quattro ore. Successivamente, non hanno più il terreno fertile su cui poter esercitare un’azione efficace.

Le benzodiazepine aiutano ad addormentarsi più facilmente, ma dopo 4 ore, la loro azione, anche per quelle a emivita più lunga, tende a svanire. Inoltre, nel foglietto illustrativo, noto come “bugiardino”, viene indicato che l’uso di questi farmaci non dovrebbe superare le quattro settimane. Tuttavia, non è facile proporre questa limitazione a un paziente che soffre di un disturbo che, per definizione, può durare anche molte settimane, mesi o addirittura anni.

Daridorexant: che cos’è la novità per l’insonnia cronica

A questo punto, è stata introdotta un’importante novità: il Daridorexant. E’ la prima novità dopo trent’anni e ha un meccanismo d’azione completamente diverso, poiché agisce sull’altra metà del problema.

Il Daridorexant è un farmaco che agisce in modo selettivo come antagonista dell’orexina, uno dei neurotrasmettitori responsabili del potenziamento dell’acceleratore. A differenza delle benzodiazepine, il Daridorexant non agisce sul freno ma sull’acceleratore.

Bloccando l’orexina, che viene prodotta nell’ipotalamo (una delle aree centrali del cervello responsabili delle funzioni vitali), il farmaco mitiga e allevia l’eccessiva eccitazione che una persona insonne può sperimentare a causa di anni di cattivo sonno.

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L’orexina è il neurotrasmettitore che ci mantiene svegli e, durante la seconda metà della notte, inizia a svegliare il nostro corpo. Il Daridorexant, bloccando l’orexina, ne riduce l’effetto e il livello di eccitazione.

Il Daridorexant agisce anche nella prima parte del sonno, poiché non è escluso che un paziente affetto da insonnia cronica possa avere un’eccessiva presenza di orexina anche quando non dovrebbe esserci.

Con un’emivita di 8 ore e un picco di concentrazione tra 1 e 2 ore, il farmaco agisce sia nella prima che nella seconda parte della notte.

Per quanto riguarda le persone che assumono il Daridorexant, il loro stato durante il giorno dipenderà dai risultati ottenuti con il farmaco. Se il sonno risulta migliorato e più ristoratore, ci si può aspettare una maggiore energia, concentrazione e un umore migliore durante il giorno.

Studi Clinici sul Daridorexant

Gli studi indicano che le persone che assumono il Daridorexant mostrano miglioramenti nell’umore, nelle funzioni cognitive e nella concentrazione, ma soprattutto nella riduzione della sonnolenza diurna.

Ciò significa che sono più vigili e meno sonnolenti durante il giorno. Inizialmente, si temeva che, in quanto antagonista dell’orexina, il Daridorexant potesse causare sintomi simili alla narcolessia, come eccessiva sonnolenza e attacchi improvvisi di debolezza muscolare. Tuttavia, questi effetti non si sono verificati.

Deridorexant: come agisce

Il Daridorexant è stato definito come una “carezza” piuttosto che un “pugno” per il paziente, poiché agisce in modo più delicato rispetto alle benzodiazepine.

Il paziente deve essere informato che il farmaco non lo “investirà” come un tram, ma lo aiuterà gradualmente a migliorare il sonno. Il Daridorexant può contribuire a una riabilitazione progressiva e continua dei circuiti del sonno, alterati a causa di cattive abitudini e di giornate caratterizzate da stanchezza e malessere, per un periodo fino a dodici settimane.

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Benzodiazepine vs Deridorexant: le differenze

A differenza delle benzodiazepine, il Daridorexant non ha il limite di 30 giorni o quattro settimane di utilizzo, quindi può essere assunto per periodi più lunghi.

È un farmaco orale, da assumere mezz’ora prima di andare a letto, con una sola somministrazione giornaliera.

È importante seguire anche buone pratiche per migliorare la qualità del sonno, come allontanarsi da fonti di luce e situazioni stressanti prima di coricarsi, e creare un ambiente tranquillo e rilassante per favorire un buon riposo notturno.

22 Commenti
  • Gentile dottore,
    sto effettuando uno svezzamento da delorazepan (EN), a oggi sono a 16 gocce.
    Posso abbinare QUVIVIQ con la benzodizepina in questione?
    grazie

    Per mia informazione , il delorazepan quanto è più potente rispetto al diazepan?
    grazie ancora per le gentile risposta.

    • Gentile Michele,

      In merito alle sue domande, le fornisco le seguenti indicazioni:

      1) Il delorazepam (EN) e il Quviviq (farmaco a base di daridorexant) possono essere abbinati durante la fase di svezzamento dal delorazepam stesso. Tuttavia, questa combinazione andrebbe effettuata sotto monitoraggio medico per valutarne gli effetti e gli eventuali rischi di interazione. Quviviq è un nuovo farmaco ipnotico che agisce su recettori diversi rispetto alle benzodiazepine, ma potrebbe comunque potenziarne alcuni effetti collaterali come sonnolenza e vertigini

      2) Per quanto riguarda il confronto con il diazepam (Valium), il delorazepam è considerato leggermente più potente, con un rapporto di potenza intorno teorico compreso tra le 2 e 5 volte superiore al diazepam. Questo significa che dosi più basse di delorazepam possono avere effetti simili a dosi più alte di diazepam. Tuttavia, la potenza non si traduce necessariamente in maggiore efficacia clinica, che dipende anche da altri fattori come la durata d’azione e il profilo di tollerabilità del farmaco.

      È importante che durante lo svezzamento lei segua attentamente le indicazioni del medico curante riguardo alla graduale riduzione delle dosi di delorazepam. Lo svezzamento dalle benzodiazepine va effettuato con estrema cautela per evitare sintomi da astinenza o rebound dell’insonnia. Il suo medico è nella posizione migliore per valutare e modulare le terapie più adatte nel suo caso specifico.

      La costanza e la prudenza sono fondamentali.

      Cordiali saluti

      Federico Baranzini

  • Gentile Dottore,

    in che modo gli effetti di questo farmaco possono essere raffrontati ai segni dell’utilizzo di Felison nello specifico?
    L’effetto prolungato anche nella seconda parte della notte è consigliabile per tutti i pazienti? anche per chi soffre solo di difficoltà nell’addormentamento ma non nel mantenimento del sonno?

    • Gentile Donatella,

      QUVIVIQ e Felison sono entrambi farmaci utilizzati per il trattamento dell’insonnia, ma appartengono a classi di farmaci diverse e hanno meccanismi d’azione diversi.
      QUVIVIQ come avrà letto agisce bloccando l’azione dell’orexina, una sostanza prodotta dal cervello che contribuisce a mantenere svegli. L’effetto di QUVIVIQ permette di dormire più a lungo e di ridurre il numero di risvegli durante la notte.

      D’altra parte, FELISON, il cui principio attivo è flurazepam, appartiene al gruppo di medicinali chiamati “benzodiazepine”. Questo farmaco ha un effetto ipnotico e sedativo, ed è indicato per il trattamento a breve termine dell’insonnia, in particolare quando l’insonnia è grave, disabilitante e sottopone il soggetto a grave disagio.

      Per quanto riguarda l’effetto prolungato nella seconda parte della notte, questo può essere benefico per alcuni pazienti, ma non per tutti. La scelta del farmaco e della dose più adatta per un paziente dipende dalla valutazione del medico, che considererà la specifica condizione del paziente, i sintomi dell’insonnia e altre eventuali condizioni di salute.

      Per i pazienti che soffrono solo di difficoltà nell’addormentarsi e non nel mantenimento del sonno, potrebbe essere più appropriato un farmaco con un profilo d’azione più breve.

      E’ sempre importante consultare il proprio medico per determinare il trattamento più appropriato per le esigenze individuali.

      Cordiali saluti
      Federico Baranzini

  • Buongiorno Girolamo,

    secondo gli studi, la sua efficacia si manifesta già dopo poche settimane dall’inizio del trattamento. Nei due studi clinici, l’efficacia di daridorexant sulle variabili del sonno oggettive e soggettive era aumentata con l’aumentare della dose sia al mese 1 che al mese 3.

    Tuttavia, è importante notare che l’efficacia del farmaco può variare a seconda della persona e della dose prescritta.

    In sintesi, daridorexant inizia a funzionare entro poche settimane dall’inizio del trattamento, ma l’efficacia può aumentare con il tempo e la dose appropriata.

    Cordiali saluti

    Federico Baranzini

    • Gentile Chiara,

      La ringrazio per la sua domanda riguardo al daridorexant.

      La paralisi notturna, o paralisi da sonno, è un effetto collaterale che è stato riportato in alcuni pazienti che assumevano daridorexant durante gli studi clinici. Tuttavia, è importante sottolineare che si è trattato di un evento avverso raro, verificatosi in una piccola percentuale di pazienti.

      La paralisi da sonno è un fenomeno transitorio che si verifica naturalmente durante le fasi del sonno REM (Rapid Eye Movement), quando il corpo subisce una temporanea paralisi muscolare atonica. In individui sani, questa paralisi termina normalmente al risveglio. Nei pazienti che assumono daridorexant, è possibile che in rari casi questa paralisi persista brevemente anche dopo il risveglio, dando l’impressione di una temporanea incapacità di muoversi.

      È importante notare che questo effetto collaterale è di solito benigno e transitorio, e tende a scomparire spontaneamente dopo l’interruzione del trattamento o con l’adattamento dell’organismo al farmaco.

      Tuttavia, se la paralisi notturna dovesse persistere o causare disagio significativo, è consigliabile consultare il medico curante per valutare eventuali aggiustamenti della terapia o l’adozione di misure preventive.

      In generale, il daridorexant è considerato un farmaco ben tollerato e con un profilo di sicurezza favorevole nella maggior parte dei pazienti. Tuttavia, come per qualsiasi medicinale, è sempre necessario bilanciare attentamente i potenziali benefici e i possibili effetti collaterali, tenendo conto delle specifiche condizioni di salute e delle preferenze del paziente.

      Le consiglio di discutere apertamente eventuali preoccupazioni con il suo medico curante, che potrà valutare attentamente il suo caso specifico e fornirle le indicazioni più appropriate.

      Cordiali saluti,
      Federico Baranzini

  • Durante le prime settimane in cui non fa effetto che si fa? Io dopo 30 anni d’insonnia a partire da un trauma ho il terrore di non dormire perché il giorno dopo sul lavoro se non rendo mi fanno a pezzi. Sto subendo mobbing.

    • Gentile Maria Elena,

      comprendo la sua preoccupazione riguardo all’insonnia e all’impatto che questa ha sulla sua vita lavorativa, specialmente in un contesto di mobbing. Il daridorexant (nome commerciale Quviviq) è un farmaco di nuova generazione utilizzato per il trattamento dell’insonnia cronica. Studi clinici hanno evidenziato che questo medicinale può iniziare a migliorare la qualità del sonno già dopo una settimana di trattamento.

      Tuttavia, è importante considerare che la risposta ai farmaci può variare da persona a persona. Durante le prime settimane di terapia, potrebbe non avvertire un miglioramento immediato. In questo periodo di transizione, può cercare di mentenere orari regolari per coricarsi e svegliarsi, crei un ambiente di riposo confortevole e limiti l’uso di dispositivi elettronici prima di dormire. Pratiche come la meditazione, la respirazione profonda o lo yoga possono ridurre l’ansia e favorire un sonno più tranquillo. Consideri inoltre di consultare uno psicologo o un terapeuta specializzato nella gestione dello stress e dei traumi. Questo potrebbe aiutarla a elaborare le esperienze passate e a sviluppare strategie per affrontare il mobbing sul lavoro.

      Infine nulla toglie che il suo medico o specialista possa gestire questo intertempo con l’uso di ipnotici che potranno poi essere gradulmente sospesi.

      Cordiali saluti

      Federico Baranzini

  • Salve dottore, sto assumendo Quviviq dal mese di gennaio, assieme a delle benzodiazepine che assumevo da prima e che sto gradualmente scalando secondo le direttive del mio specialista. Io trovo Quviviq particolarmente forte se lo assumo anche un minuto prima della cena, con una intensità nell’indurmi il sonno più forte delle stesse benzodiazepine, tant’è che ormai so che, se prendo il farmaco così presto, devo poi lavarmi i denti e mettermi il pigiama, perché stando poi con la mia famiglia a guardarmi la TV potrei anche iniziare ad addormentarmi, quindi devo subito andare sotto le coperte già pronto. Secondo lei questa mia modalità di assunzione è favorevole o esagerata? La ringrazio anticipatamente

    • Buongiorno Silvio,

      la ringrazio molto per aver scritto qui e per aver condiviso con chiarezza e sincerità la sua esperienza personale con la terapia.

      Quviviq, come lei forse sa, è un antagonista selettivo dei recettori dell’orexina, un meccanismo d’azione diverso da quello delle benzodiazepine. Agisce sulla regolazione della veglia, favorendo il sonno senza agire direttamente sulla sedazione, motivo per cui in genere induce un sonno percepito come più “naturale” e meno soggetto a tolleranza. Tuttavia, ogni organismo reagisce in modo soggettivo ai farmaci, e nel suo caso sembra esserci una sensibilità particolarmente spiccata all’effetto di Quviviq, soprattutto se assunto molto precocemente rispetto al momento in cui si corica.

      Il fatto che lei si senta fortemente sonnolento già dopo la cena indica che forse il farmaco inizia il suo effetto troppo presto rispetto al suo orario effettivo di sonno. Per questo motivo, la raccomandazione ufficiale – e anche la mia nella pratica clinica – è quella di assumere Quviviq 30 minuti prima di andare a letto, e solo quando si è sicuri di potersi coricare a breve e dormire per almeno 7 ore. Se assunto troppo presto, può portare a episodi di sonnolenza anticipata o addirittura sedazione non desiderata mentre si è ancora in attività.

      A questo proposito, non definirei esagerata la sua modalità, ma forse un po’ prematura, e potrebbe limitarla nel godersi la serata con i suoi cari. In altri miei pazienti, quando si verifica un effetto così marcato, suggerisco di posticipare leggermente l’assunzione, magari assumendolo subito dopo la cena o ancora meglio prima di mettersi effettivamente a letto, per ridurre il rischio di sedazione precoce e migliorare la qualità del sonno notturno.

      La sua attuale modalità non è sbagliata, ma se percepisce che le limita la serata o la rende troppo sonnolenta in anticipo, si può provare ad aggiustare l’orario. Naturalmente, ogni variazione dovrebbe essere discussa con il suo specialista curante, che ha il quadro completo della sua terapia e può guidarla con maggiore sicurezza.

      Cordiali saluti,
      Federico Baranzini

  • Buongiorno dottore sto assumendo dalmadorm da 30mg e 13 gocce di minias e vorrei iniziare il quivivic perché non fanno più effetto e la mia domanda è devo diminuire gradualmente e contemporaneamente assumere quivivic o posso eliminare il tutto e iniziare il quivivic
    Grazie per la,sua disponibilità

    • Gentile Elisabetta,

      grazie per il suo commento e per aver condiviso la sua esperienza.

      Quando una persona assume da tempo benzodiazepine o farmaci ipnotici come Flurazepam (Dalmadorm) e Lormetazepam (Minias), può capitare che nel tempo l’efficacia sul sonno diminuisca. In questi casi alcuni pazienti valutano, insieme al proprio medico, l’introduzione di farmaci di nuova generazione come Daridorexant (Quviviq), che agisce con un meccanismo diverso sui sistemi della vigilanza.

      Alla sua domanda purtroppo non esiste una regola unica valida per tutti. La modalità di passaggio da una terapia all’altra deve essere personalizzata, perché dipende da vari fattori: durata dell’assunzione dei farmaci attuali, dosaggi, sensibilità individuale, qualità del sonno e presenza di eventuali sintomi da sospensione.

      Nella mia esperienza clinica mi è capitato di utilizzare tutte e tre le strategie che lei menziona, a seconda del caso:

      1. Riduzione graduale delle benzodiazepine mentre si introduce il daridorexant.
      2. Introduzione del daridorexant mantenendo inizialmente i farmaci precedenti e poi scalando progressivamente.
      3. Sospensione dei farmaci ipnotici e avvio diretto del daridorexant.

      La scelta dipende molto dalla storia clinica della persona e dalla tolleranza alla riduzione delle benzodiazepine. Per questo motivo è importante che il cambiamento venga valutato e monitorato dal medico curante, evitando modifiche autonome della terapia.

      Se affrontato con la giusta gradualità e con un piano condiviso, il passaggio può diventare anche un’occasione per rivedere complessivamente la strategia di cura dell’insonnia, integrando quando possibile anche interventi comportamentali e sul ritmo sonno-veglia.

      Un cordiale saluto
      Federico Baranzini

  • Buongiorno Dottore,

    per problemi di insonnia da anni (ho usato TRITTICO ma non funzionava bene, melatonina, integratori etc) mi è stato prescritto daridorexant 25.

    Ho letto che gli effetti sono visibili già dai primi giorni, ma ho letto anche che bisogna aspettare settimane o mesi per vedere degli effetti concreti. Dove si trova la verità sulle tempistiche ? Grazie Dottore.

    Saluti

    • Buongiorno Marle,

      le due informazioni non sono realmente in contraddizione. Daridorexant agisce già dalla prima assunzione e, in alcune persone, il beneficio può essere percepito fin dalle prime notti. Questo vale soprattutto per la riduzione del tempo trascorso svegli durante la notte e, in parte, per la facilità di addormentamento.

      Un miglioramento immediato, tuttavia, non si verifica in tutti. La risposta può diventare più evidente e stabile nel corso delle settimane, anche perché il sonno varia naturalmente da una notte all’altra e risente di stress, abitudini, orari e aspettative. Gli studi principali hanno valutato l’efficacia soprattutto dopo uno e tre mesi di trattamento, documentando un miglioramento progressivo e mantenuto del sonno.

      In pratica, dopo pochi giorni si possono già osservare i primi segnali, ma è generalmente prematuro giudicare definitivamente il farmaco sulla base di due o tre notti. Se dopo alcune settimane non compare alcun beneficio apprezzabile, oppure compaiono sonnolenza diurna o altri effetti indesiderati, è opportuno confrontarsi con il medico prescrittore.

      Va anche considerato che 25 mg rappresentano la dose più bassa disponibile: in alcune persone può essere sufficiente, mentre in altre il medico può valutare la dose di 50 mg, tenendo conto dell’età, delle condizioni cliniche, degli altri farmaci assunti e della tollerabilità. Il dosaggio non dovrebbe comunque essere modificato autonomamente.

      Quindi, la risposta più corretta è: l’azione farmacologica inizia dalla prima notte, ma per valutare in modo attendibile l’efficacia clinica personale possono essere necessarie alcune settimane. Non è invece necessario attendere mesi senza alcun segnale di miglioramento prima di parlarne con il curante.

      Un cordiale saluto.
      Federico Baranzini

  • Salve Dottore,

    ho assunto per circa un anno 10 gocce di Songar, ridotte gradualmente prima a 6 gocce e, nel giugno 2026, a 4 gocce, introducendo contemporaneamente Quviviq 25 mg per 7 giorni.

    Successivamente sono passata a 2 gocce di Songar associate a Quviviq 25 mg per 5 giorni e, infine, al solo Quviviq 50 mg.

    Nel complesso assumo Quviviq da circa tre settimane, comprendendo anche il periodo di graduale riduzione del Songar. Purtroppo, i risvegli notturni persistono: riesco a riaddormentarmi rapidamente, ma poco dopo mi sveglio nuovamente, e questo si ripete più volte a partire dalle 3 del mattino.

    Il giorno successivo mi sento stanca e assonnata, sintomi che non avevo prima di iniziare Quviviq.

    Devo continuare la terapia e attendere ancora perché il farmaco faccia effetto, oppure è possibile che non sia adatto al mio caso?

    Preciso che non ho difficoltà ad addormentarmi: il mio problema principale è rappresentato dai frequenti risvegli notturni.

    Grazie.

    • Gentile Giovanna,

      Quviviq (daridorexant) è indicato non soltanto per la difficoltà di addormentamento, ma anche per l’insonnia caratterizzata da frequenti risvegli e difficoltà nel mantenere il sonno. In linea teorica, quindi, potrebbe essere adatto al problema descritto.

      Nel valutare queste prime settimane bisogna però considerare che sono avvenuti contemporaneamente due cambiamenti: l’introduzione di Quviviq e la progressiva sospensione del Songar, assunto da circa un anno. La persistenza o il temporaneo aumento dei risvegli potrebbe quindi dipendere anche da un fenomeno di rimbalzo legato alla riduzione del precedente ipnotico, e non necessariamente dalla sola inefficacia di Quviviq.

      D’altra parte, la stanchezza e la sonnolenza durante il giorno sono effetti indesiderati possibili del daridorexant. Se risultano significativi, persistono o interferiscono con la guida e con le normali attività quotidiane, è opportuno segnalarli al medico . In presenza di sonnolenza non si dovrebbe guidare né svolgere attività che richiedano particolare attenzione.

      Dopo circa tre settimane è ancora possibile che il sonno debba stabilizzarsi, soprattutto considerando la contemporanea sospensione del Songar, in alcuni casi servono 4–6 settimane per stabilizzare il sonno. Tuttavia, la presenza di sonnolenza diurna che prima non c’era rende ragionevole un confronto con il medico per valutare se mantenere ancora la terapia, modificare la dose o riconsiderare lo schema. Non consiglierei di cambiare autonomamente il dosaggio o di riprendere il precedente farmaco.

      Può essere utile annotare per una o due settimane l’orario di assunzione, il numero e la durata dei risvegli, l’ora del risveglio definitivo e il grado di sonnolenza durante il giorno. Queste informazioni permetteranno al curante di capire meglio se il trattamento sta progressivamente funzionando oppure se gli effetti indesiderati superano i benefici.

      Un cordiale saluto.
      Federico Baranzini

      • Ho 78 anni.

        Da decenni ho un sonno non buono ho assunto nel tempo, contenendo però sempre il dosaggio entro limiti di base, il minias 10 gocce o la singola compressa di zolpidem).

        Soffro anche di depressione trattata sempre sotto controllo e cmq non gravissima. Di recente però è peggiorata ( ho cambiato farmaco e va meglio) e il sonno era quasi sparito.

        Lo psi. mi ha dato il Quviviq 50, lo sto prendendo da due settimane e la situazione per ora è sconsolante. Dopo due ore o anche più dall’assunzione sono ancora sveglia e solo se prendo mezza MIRTAZAPINA ( che prendevo anche prima) riesco a dormire 3 ore o poco più.

        Ma é un sonno che sento monco, non certo riposante. Risveglio assicurato sulle 3 di notte circa. Poi a fatica riprendo un po’ di sonno e per le 6 ca sono sveglia senza speranza.

        E sempre malamente sveglia di giorno. La vedo tanto dura. Resisto ?

        Lo psi mi aveva detto che ci sarebbero volute delle settimane ma non che sarei potuta stare così malamente.

        Grazie della disponibilità e gentilezza

        Donatella

        • Gentile Donatella,

          comprendo il suo scoraggiamento, soprattutto dopo tanti anni di difficoltà con il sonno e un recente peggioramento della depressione. Dormire così poco e svegliarsi senza sentirsi riposati può diventare davvero pesante, sia fisicamente sia emotivamente.

          Il Quviviq (daridorexant) agisce attraverso un meccanismo diverso rispetto agli ipnotici tradizionali, come Minias e zolpidem. Il suo effetto può manifestarsi già dalle prime somministrazioni, ma il beneficio può anche consolidarsi progressivamente nelle settimane successive. Quindi quanto le ha anticipato il suo psichiatra è ragionevole: due settimane potrebbero non essere ancora sufficienti per valutare pienamente la risposta al trattamento, soprattutto in presenza di un’insonnia di lunga durata e di una situazione clinica complessa come la sua.

          Comprendo che l’attesa possa essere difficile, soprattutto quando il riposo è così insoddisfacente. Tuttavia, in alcuni pazienti il daridorexant può richiedere tempi più lunghi perché il beneficio diventi pienamente apprezzabile, e non escluderei quindi che nelle prossime settimane possa osservare un miglioramento. Nel frattempo, le suggerirei di mantenere un confronto con il suo psichiatra, aggiornandolo sulle difficoltà che sta incontrando, così da valutare insieme l’andamento del trattamento e l’opportunità di proseguirlo per un periodo ancora sufficiente a giudicarne l’efficacia.

          C’è poi un altro aspetto che ritengo importante. Quando l’insonnia persiste da molti anni, è opportuno verificare che non vi siano anche condizioni mediche o disturbi specifici del sonno che contribuiscono a mantenerla. Penso, per esempio, alla sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS), che può essere presente anche senza che la persona ne sia consapevole e che può determinare un sonno frammentato e poco ristoratore. Altre possibili condizioni da considerare sono la sindrome delle gambe senza riposo, il dolore cronico e alcune patologie internistiche. Se non è già stato fatto, potrebbe essere utile discuterne con il curante per valutare l’opportunità di un approfondimento presso un Centro di Medicina del Sonno.

          Naturalmente, anche la depressione e le modifiche recenti della terapia antidepressiva possono influenzare significativamente la qualità del riposo.

          Per quanto riguarda la mirtazapina associata al Quviviq, si tratta di una combinazione che può essere utilizzata in determinate circostanze, ma che richiede particolare cautela alla sua età, perché gli effetti sedativi possono sommarsi, aumentando il rischio di sonnolenza diurna, instabilità e cadute. È quindi importante che l’eventuale associazione sia concordata e monitorata dal medico.

          In conclusione, non considererei queste prime due settimane come una prova definitiva dell’inefficacia del Quviviq. Credo sia ragionevole concedere al trattamento il tempo necessario per esprimere il suo potenziale, mantenendo però un contatto con il suo specialista e verificando che siano state adeguatamente considerate tutte le possibili cause della sua insonnia.

          Un cordiale saluto e un sincero augurio di ritrovare presto un riposo più soddisfacente.

          Federico Baranzini

  • Caro Dr. Baranzini,

    ho preso per la prima volta Quviviq ieri sera 25 mg, mi ha dato un leggero mal di testa, ma a un certo punto c’è stato l’inizio d gambe senza riposo.

    Il sonno comumque non arrivava. Ho preso un Esnoxiben da 3 e ho dormito.

    Nel periodo in cui il nuovo farmaco deve dare effetto, leggo 2/3 settimane posso continuare a prendere Esnoxiben o Stilnox?

    Quviviq favorisce o inibisce l’attività onirica, per me molto importante.

    Grazie

    • Gentile Claudia,

      grazie per aver condiviso la sua esperienza.

      Il Quviviq (daridorexant) agisce attraverso un meccanismo diverso rispetto agli ipnotici tradizionali: blocca i recettori dell’orexina, una sostanza coinvolta nel mantenimento dello stato di veglia.

      È ragionevole aspettarsi che il beneficio sul sonno possa manifestarsi e consolidarsi gradualmente nell’arco delle prime 2-3 settimane di trattamento. Sebbene il farmaco possa agire già dalla prima somministrazione, la risposta individuale può richiedere un po’ di tempo per stabilizzarsi. Non mi preoccuperei quindi eccessivamente per l’assenza di un beneficio evidente dopo una sola notte, che non permette certamente di giudicare l’efficacia complessiva della terapia.

      La cefalea è un effetto indesiderato conosciuto. Per quanto riguarda la sensazione di gambe senza riposo, non è possibile stabilire da un singolo episodio se sia stata provocata dal farmaco. Le suggerirei comunque di segnalarla al medico prescrittore, soprattutto se dovesse ripresentarsi.

      Quanto all’associazione con Esnoxiben (eszopiclone) o Stilnox (zolpidem), teoricamente è possibile associare Quviviq agli ipnotici più tradizionali, ad esempio durante una fase di transizione terapeutica. Non si tratta infatti di un’associazione vietata in assoluto, ma richiede cautela perché gli effetti sedativi dei diversi farmaci possono sommarsi. Per questo motivo, l’eventuale uso combinato deve avvenire sempre su prescrizione medica, con dosaggi appropriati e sotto attento monitoraggio del curante, evitando iniziative autonome.

      Infine, riguardo all’attività onirica, posso rassicurarla su un aspetto: il daridorexant non sopprime il sonno REM, la fase maggiormente associata ai sogni. Gli studi suggeriscono anzi che possa preservare la normale architettura del sonno e, in alcune condizioni, aumentare il tempo trascorso in fase REM. In alcune persone possono inoltre comparire sogni particolarmente vividi o insoliti. Questo, tuttavia, non significa necessariamente sognare di più o ricordare meglio i propri sogni.

      Le consiglierei quindi di confrontarsi con il medico che le ha prescritto Quviviq per valutare come gestire queste prime settimane di trattamento, anche alla luce dei sintomi comparsi durante la prima notte.

      Un cordiale saluto,

      Federico Baranzini

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