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Una squadra di ricercatori dell’Università Tulane della Louisiana ha dedicato uno studio (pubblicato nel 2017) alla PSSD, o disfunzione sessuale post-SSRI, una condizione scoperta soltanto di recente, che affligge tutti quei pazienti che, una volta interrotto il trattamento, continuano a soffrire degli effetti collaterali di natura sessuale causati dall’assunzione di SSRI. Questi farmaci, noti anche come inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, si sono rivelati estremamente utili nel trattamento di malattie come i disturbi depressivi e i disturbi d’ansia portando, però, con sé una serie di effetti collaterali legati alla sfera sessuale in grado di diminuire la qualità della vita dei pazienti. Tramite questo studio, i ricercatori sperano poter diffondere la conoscenza della PSSD e contribuire alla scoperta di nuovi approcci in grado di aiutare quanti soffrono di questo disturbo.

Disfunzione sessuale post-SSRI
Disfunzione sessuale post-SSRI

Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, o SSRI, costituiscono una classe di farmaci ampiamente diffusa dal momento che questi medicinali vengono spesso prescritti per trattare un gran numero di condizioni varia natura. Non solo gli SSRI sono utilizzati nel trattamento di malattie quali il disturbo depressivo maggiore, il disturbo ossessivo-compulsivo, lo stress post-traumatico, l’ansia generalizzata e l’ansia sociale ma sono anche prescritti per il trattamento di sindromi pre e post-menopausali, vampate di calore e sindromi da dolore cronico e fatica cronica. A causa dei loro effetti collaterali di natura sessuale, inoltre, gli SSRI vengono talvolta prescritti per la gestione di casi di parafilia e di eiaculazione precoce. Questi effetti collaterali legati alla sfera sessuale includono, tra gli altri, diminuzione della libido, anestesia genitale, disfunzione erettile, eiaculazione ritardata, perdita di lubrificazione nei soggetti di sesso femminile e anorgasmia. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, in alcuni casi questi effetti collaterali tendono a protrarsi anche a seguito dell’interruzione del trattamento a base di SSRI. Per questo motivo, alcuni ricercatori, come il Dott. Marcel D. Waldinger, propongono il riconoscimento della disfunzione sessuale post-SSRI, o PSSD secondo l’acronimo inglese, come una vera e propria malattia e non un semplice effetto collaterale.

Un gruppo di ricercatori del dipartimento di urologia della Scuola di medicina dell’Università Tulane di New Orleans ha deciso di dedicare uno studio a questa condizione, procedendo ad una revisione della letteratura medica esistente relativa alla PSSD. I ricercatori, guidati dalla Dott.ssa Areeg Bala, hanno incluso nel loro studio 33 articoli dei 74 presi in esame relativi alla PSSD.

Risultati della ricerca in letteratura sulla PSSD

In linea generale, tra l’1 e il 10% dei pazienti che sviluppano degli effetti collaterali durante un trattamento a base di SSRI assisteranno alla scomparsa di questi sintomi nel corso del trattamento stesso. In realtà, dato lo scarso numero di studi in materia, la prevalenza degli effetti collaterali ricorrenti di natura sessuale a termine di un trattamento a base di SSRI non è ancora nota con esattezza. È, però, fondamentale a livello clinico che psichiatri e specialisti della salute mentale vengano informati a dovere di questi effetti collaterali, affinché possano, a loro volta, illustrare ai propri pazienti gli eventuali rischi conseguenti all’assunzione di SSRI, soprattutto considerando l’ampia diffusione di questi farmaci.

I ricercatori dell’Università Tulane fanno notare nel loro studio che la diagnosi della PSSD resta alquanto difficile al giorno d’oggi: la natura stessa dei sintomi di questa condizione, infatti, tende a sovrapporsi ad alcuni dei sintomi principali della depressione come, ad esempio, la carenza di impulso sessuale, la diminuzione del desiderio sessuale e una scarsa libido.

Tra i sintomi principali ed estremamente caratteristici della PSSD, i ricercatori citano l’anestesia genitale, la perdita della libido e la disfunzione erettile. Questi possono iniziare a manifestarsi alcuni giorni o settimane dopo l’assunzione degli SSRI e possono continuare anche a seguito dell’interruzione di questi farmaci. Uno studio olandese preso in esame dai ricercatori, ad esempio, ha mostrato che la disfunzione sessuale post-SSRI è in grado di prolungarsi anche fino a 3 anni dopo la sospensione di SSRI, in particolare con paroxetina, sertralina, venlafaxina, citalopram, fluoxetina, fluvoxamina ed escitalopram. La PSSD può, inoltre, presentarsi a seguito di una singola dose di antidepressivi. L’anestesia genitale, che costituisce il sintomo più comune della PSSD, può manifestarsi anche solo dopo 30 minuti dall’assunzione della prima dose di un farmaco di classe SSRI.

Alcuni ricercatori riportano l’apparizione di alcuni effetti collaterali di natura sessuale più rari in occasione di un trattamento a base di farmaci SSRI. Tra questi è importante citare la sindrome dei genitali senza riposo, in inglese RGS, (o persistente disturbo dell’eccitazione genitale) e il disturbo da eccitazione genitale persistente.

Uno degli studi presi in esame dal gruppo della Dott.ssa Bala, presenta una classificazione della PSSD in due categorie stabilite secondo l’apparizione dei sintomi: una PSSD caratterizzata da un’apparizione precoce, ovvero in quei casi in cui la disfunzione sessuale si manifesta durante l’assunzione degli SSRI e continua una volta interrotto il trattamento, e una PSSD che si verifica a seguito dell’interruzione degli SSRI sotto forma di un peggioramento degli effetti collaterali di natura sessuale indotti dai farmaci stessi. 

Possibili cause della disfunzione sessuale post-SSRI

I ricercatori dell’Università Tulane ammettono che, al momento, è ancora difficile comprendere la causa esatta della PSSD. Esistono, però, diverse teorie in grado di spiegare i meccanismi alla base di questa condizione. La risposta potrebbe trovarsi in una combinazione di queste teorie e potrebbe finalmente portare ad una soluzione definitiva, in grado di migliorare la vita di tutti quei pazienti affetti dalla PSSD.

Una di queste teorie è quella del cambiamento epigenetico e della sottoregolazione recettoriale. Secondo alcuni studi, un’assunzione prolungata di SSRI porterebbe ad una sottoregolazione persistente dei recettori serotoninergici, come il recettore 5HT1A. Questo sarebbe causato da una serie cambiamenti epigenetici a livello di tre aree cerebrali importanti, ovvero la corteccia frontale, il giro dentato dell’ippocampo e il caudato-putamen. La sottoregolazione dei recettori serotoninergici gioca un ruolo importante nella regolazione della motivazione sessuale fornendo, quindi, una spiegazione plausibile alla PSSD.

Altre ricerche, invece, sembrano suggerire che la PSSD potrebbe essere dovuta ai cambiamenti neurochimici dovuti agli ormoni situati all’interno del sistema nervoso centrale e periferico. Gli SSRI tendono a produrre un aumento della serotonina e della prolattina, un blocco dei recettori α1-adrenergici, nonché una diminuzione della dopamina, del testosterone, dell’ossitocina e dell’ossido nitrico sintasi. È importante notare l’azione di questa categoria di farmaci sul sistema nervoso periferico dal momento che il 95% dei recettori serotoninergici sono situati all’esterno del cervello, nei nervi periferici. Ovviamente, alcuni casi di PSSD potrebbero essere dovuti alla tossicità da serotonina, secondo un meccanismo simile a quello della 3,4-Metilendiossiamfetamina o MDA, o ad una vulnerabilità individuale a questo neurotrasmettitore, dal momento che la maggior parte dei pazienti che assumono SSRI non sviluppano la PSSD.

I farmaci SSRI sono responsabili dell’inibizione della trasmissione della dopamina nell’area tegmentale ventrale. La dopamina, a sua volta, gioca un ruolo fondamentale nell’eccitazione sessuale. La serotonina, inoltre, è coinvolta, tramite i recettori 5HT, nella regolazione di due sostanze estremamente importanti a livello del comportamento sessuale: la pro-opiomelanocortina e la melanocortina. Di conseguenza, eventuali disturbi che interessano la pro-opiomelanocortina e la melanocortina dovuti all’assunzione di SSRI, potrebbero portare ad una disfunzione di natura sessuale persistente. I recettori 5HT, inoltre, giocano un ruolo fondamentale nell’asse ipotalamo-ipofisi-testicolo. La presenza di un disequilibrio in questi recettori, quindi, risulterebbe in un disequilibrio a livello dell’asse che, di conseguenza, può portare ad una diminuzione dei livelli di testosterone libero.

Una revisione sistematica degli studi condotti su modelli animali è stata in grado di provare ai ricercatori dell’Università Tulane la presenza di cambiamenti persistenti relativi al comportamento sessuale nelle cavie esposte precocemente agli SSRI. Ad esempio, a seguito della somministrazione di SSRI a delle cavie in giovane età, i ricercatori hanno notato la presenza di effetti collaterali di natura sessuale che si sono protratti sino all’età adulta. La somministrazione di fluoxetina, un noto SSRI, a delle cavie incinte ha portato ad una disfunzione della motivazione sessuale nella loro progenitura.

Diagnosi della PSSD

Il gruppo di ricerca della Dott.ssa Bala fa notare che quasi tutti i pazienti che seguono un trattamento a base di SSRI finiscono con lo sviluppare degli effetti collaterali di natura sessuale. A causa della scarsità di studi relativi alla PSSD, la prevalenza esatta di questa malattia resta, purtroppo, ancora sconosciuta. Si tratta, inoltre, di una sindrome difficile da diagnosticare dal momento che i suoi sintomi tendono a sovrapporsi a quelli di varie malattie mentali. Per procedere ad una diagnosi efficace è, quindi, importante prendere in esame tutti gli elementi del quadro clinico del paziente (fumo, assunzione di droghe, alcol o farmaci in grado di alterare la funzionalità sessuale, apparizione dei sintomi, presenza di condizioni premorbose) ed escludere ogni altra causa possibile di disfunzione sessuale post-SSRI come, ad esempio malattie quali diabete, ipertensione e depressione.

Purtroppo, i ricercatori fanno notare che non esiste ancora un trattamento definitivo per la PSSD, dal momento che la letteratura medica da loro presa in esame si limita a riferire dei trattamenti destinati alla disfunzione sessuale post-SSRI. La maggior parte di questi trattamenti, inoltre, tendono ad essere in grado di alleviare soltanto alcuni dei sintomi ma non la totalità. Ad esempio, l’irradiazione laser a bassa intensità può portare ad un miglioramento della funzionalità dei recettori a potenziale transiente, che costituisce una delle eziologie della PSSD. Nel paziente che si è sottoposto a questo trattamento, la sensibilità del pene ha subito un miglioramento pari al 40%. In ambito farmacologico, alcune ricerche hanno mostrato dei risultati incoraggianti a seguito della somministrazione di buspirone, trazodone e mirtazapina, nonché di agonisti dopaminergici quali pramipexolo e cabergolina. Uno studio caso-controllo spagnolo ha riferito un miglioramento dei sintomi di natura sessuale a seguito di un cambiamento di classe farmacologica, ovvero da SSRI ad antidepressivi dopaminergici, nel caso specifico l’amineptina. Un passaggio a farmaci quali sildenafil, vardenafil, altri inibitori della 5-fosfodiesterasi e testosterone, invece, non ha portato alcun beneficio.

Alcuni studi propongono la terapia aggiuntiva con bupropione o nefazodone, dal momento che questi farmaci, non agendo sull’attività serotoninergica, non causano alcun effetto collaterale a livello sessuale. È, inoltre, importante ricordare che, benché una diminuzione del dosaggio di SSRI potrebbe aiutare ad evitare l’insorgenza di sintomi di natura sessuale, questo particolare approccio potrebbe diminuire l’effetto del medicinale sui sintomi della malattia mentale per la quale era stato inizialmente prescritto. La difficoltà nel gestire la PSSD non fa altro che dimostrare l’importanza di un approccio preventivo di questa malattia.

Per poter aiutare i pazienti a comprendere la PSSD e a gestire al meglio questa situazione, alcuni psichiatri hanno proposto la psicoterapia. Si tratta di una soluzione efficace soprattutto nella gestione dei pensieri negativi che tendono a presentarsi nel caso di alcuni pazienti, in modo particolare per quanto riguarda l’inadeguatezza sessuale e la diminuzione dell’autostima. Dal momento che si tratta di vittime collaterali di questa malattia, anche i partner dei pazienti affetti da PSSD dovrebbero prendere parte alle sessioni di psicoterapia, nonché a delle sessioni di terapia sessuale o di counseling di coppia in grado di mostrare loro come questa malattia sia semplicemente dovuta all’assunzione di farmaci e non ad una mancanza di interesse da parte della persona amata. Queste terapie possono, inoltre, costituire un sostegno di natura emotiva e psicologica per i pazienti affetti da PSSD e per i loro partner.

I ricercatori dell’Università Tulane fanno notare che i risultati emersi dalla loro revisione non fanno altro che mostrare come ricerche ulteriori relative alla PSSD potrebbero portare a delle scoperte ancor più incoraggianti. In attesa di informazioni più precise al riguardo, è importante che i professionisti della salute mentale informino i propri pazienti dei rischi legati alla PSSD. Si consiglia di monitorare l’evoluzione dei pazienti che seguono un trattamento a base di SSRI, chiedendo loro di riferire eventuali sintomi legati alla funzione sessuale affinché il medico possa provvedere ad aggiustare il dosaggio degli SSRI, interrompere o cambiare il trattamento. 

Bibliografia

Bala A, Nguyen HMT, Hellstrom WJG. Post-SSRI Sexual Dysfunction: A Literature Review. Sex Med Rev. 2018 Jan;6(1):29-34. doi: 10.1016/j.sxmr.2017.07.002. Epub 2017 Aug 1. PMID: 28778697.

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