Il Vocabolario Psicoanalitico declinato da Franco De Masi, Psicoanalista Didatta della Società Psicoanalitica Italiana.

“Storicamente, i primi pazienti di Freud erano affetti da nevrosi ossessiva, isteria, ma è ormai un dato consolidato dall’esperienza che non solo le nevrosi, ma anche le più gravi patologie narcisistiche, le psicosi e le cosiddette ‘sindromi borderline’ possono trarre giovamento dalla psicoanalisi, purché si trovi il terapeuta disposto e preparato ad assumersene il carico.

Il problema delle indicazioni al trattamento psicoanalitico si intreccia con quello del cambiamento della patologia che si registra ormai da alcuni decenni nelle nostre società occidentali: le nevrosi classiche sono quasi scomparse, mentre aumentano le patologie identitarie di base, le personalità imitative, i ‘come se’, i ‘falso sé’. Le specifiche sindromi – perversioni, fobie, disturbi alimentari – connotate da particolari strutture e vicissitudini psicopatologiche – si configurano sempre più spesso come sintomatologie aspecifiche e fluttuanti. I criteri di scelta sono comunque molto diversi da quello che comunemente si crede. Non è vero, per es., che solo persone di un certo livello culturale possono intraprendere l’analisi, mentre è vero che una certa qualità di intuizione e di intelligenza rappresenta un valido aiuto. Neppure l’età è un elemento determinante: sempre più, anzi, l’indicazione di analisi si estende dall’età infantile all’adolescenza, fino alla maturità e anche alla vecchiaia.

A ogni modo, la più autentica indicazione all’analisi restano l’esigenza e la disponibilità a volere vedere chiaro in sé stessi, il grado di sofferenza e il coraggio di cercare dentro di sé le cause e le soluzioni delle proprie angosce.”

Testo tratto da : aipsi.it