Inibizione di Antonio Marino

INIBIZIONE - olio e foglia d'oro su tela

Sinonimi: proibizione, freno

Significato: blocco o rallentamento di una reazione/ processo nervoso od ormonale che blocca
o frena il funzionamento di un organo/ processo psichico che blocca altri processi o impedisce
che essi affiorino alla coscienza.

Etimologia: dal latino inhibitione(m) da inhiber = inibire

Si parla di vari tipi di inibizione:

  • Adolescenziale: intesa come forma di difesa dell’io.
  • Intellettiva: porta l’adolesecnte, con capacità spesso elevate, a non sentirsi adeguato allo studio e a reagire o con un lavoro eccessivo ma senza risultati, o con un totale rifiuto.
  • A fantasticare: le fantasie legate a esigenze pulsionali sono viste come pericolose equindi vengono rimosse.
  • Relazionali: in questo caso l’adolescente soffre di un’eccessiva timidezza che lo porta ad evitare delle situazioni sociali che in realtà non vorrebbe rifiutare.

Nella sua opera Psicologia generale e sociale, Pietro Boccia distingue, poi, l’inibizione retroattiva da quella proattiva descrivendole in questo modo:

l’inibizione retroattiva è un’interferenza di un apprendimento nuovo a danno del mantenimento di un apprendimento già in possesso di un soggetto. Essa concerne un ricordo di eventi che precedono l’esordio di un trauma o malattia. […] La teoria dell’inibizione retroattiva può ampliarsi, ma tale ampliamento è verificabile, mettendo a confronto la ritenzione che segue a fasi di veglia e a periodi di sonno.

Nel caso che l’attività, in fase di veglia, interferisse con la rievocazione, il ricordo dovrebbe migliorare dopo la fase del sonno, durante la quale l’attività  ridotta. […] L’inibizione retroattiva si manifesta non solo quando tra l’apprendimento iniziale e la rievocazione si realizza il processo di una certa acquisizione di informazioni, ma anche quando tra l’uno e l’altra passa un periodo in stato di veglia.

L’inibizione proattiva si ha quando gli apprendimenti del passato o anteriori interferiscono su quelli nuovi. Essa riguarda l’acquisizione di nuovi ricordi a partire dall’inizio del trauma o malattia di un soggetto. Tutte le nuove informazioni sono compromesse da quelle già possedute.

Secondo l’inibizione proattiva la teoria della dissoluzione dei ricordi per disuso non è infondata, come ritiene l’inibizione retroattiva. L’oblio è, in tal caso, utile alla memoria, affinché quest’ultima possa liberarsi dei ricordi non più necessari per l’economia della mente e far posto a quelli necessari per organizzare non solo il presente ma anche il futuro.[…] L’oblio è, in generale, un fenomeno complesso e apparentemente negativo; esso, però, è spesso necessario, altrimenti la mente, se non si libera dei ricordi inutili e superflui, potrebbe andare in tilt.”