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dipendenza da alcool

La dipendenza da alcool aumenta le probabilità di disturbo depressivo dei figli

Uno studio pubblicato sulla rivista “Psychiatry Research” da alcuni ricercatori dell’Università di Toronto ha evidenziato come i figli di persone tossicodipendenti o dipendenti da alcool hanno maggiori probabilità di sviluppare da adulti il disturbo depressivo.

“I ricercatori hanno analizzato i dati relativi a 6300 adulti canadesi: 312 fra loro hanno dichiarato di aver sofferto di almeno un episodio di depressione maggiore nell’anno immediatamente passato.

877 persone del campione iniziale hanno dichiarato che prima dei 18 anni, quando ancora vivevano in casa con i genitori, almeno uno dei loro genitori aveva problemi di dipendenza da alcol o droga.

I ricercatori tenendo conto di tutti i possibili fattori di rischio che incidono sullo sviluppo di depressione come età, sesso, razza hanno potuto constatatre che i bambini che sperimentano nell’infanzia-adolescenza le dipendenze dei genitori hanno quasi il doppio delle probabilità, rispetto al resto della popolazione, di sviluppare depressione.”

Vivere ogni giorno con persone dipendenti da una sostanza (alcool o droga) ridurrebbe la capacità di reazione in situazioni stressanti aumentando le probabilità di insorgenza del disturbo depressivo.

E’ dunque importante supportare i bambini che vivono situazioni familiari di abuso di alcool o droga dal punto di vista psicologico per prevenire l’insorgere di tale disturbo.

Leggi anche:  Pensare positivo riduce il disturbo d'ansia
6 Commenti
  • Dottor Baranzini
    Io mi chiamo Fiorella e ho 43 anni, da un pò soffro di ciclotimia, ho periodi dove riesco a fare mille cose e poi all’improvviso mi spengo.
    Non ho nessuna voglia di fare niente, non riesco ad alzarmi dal letto presto, non riesco a concentrarmi e mangio di meno. Però non ho ansia. Il mio neurologo mi ha prescritto lo xanax e la paroxetina, ha un mese che li prendo ma ancora niente. Come posso risolvere questo problema?

    • Gentile Fiorella,

      la ringrazio per la sua testimonianza.

      La sindrome depressiva quale parrebbe essere il suo problema viene oggi trattata con farmaci serotoninergici SSRI come per esempio paroxetina. I tempi di trattamento utili a poter definirne la NON efficacia sono almeno di 6 settimane. Passate queste prime settimane se i risultati sono minimi il curante può pensare di ottimizzare la dose e/o introdurre un secondo antidepressivo o farmaco potenziante passando così ad una politerapia. In generale quindi per definire la resistenza al trattamento dovrebbero essere prime tentate molte combinazioni possibili di farmaci. Non perda la speranze di stare meglio.

      Cordiali saluti

      Federico Baranzini

  • Buona sera…navigavo su internet e ho letto diverse sue risposte a persone come me che forse stanno attraversando un periodo complicato.
    Vengo al dunque Sono anni che nn ho più l interesse x nulla e nessuno nn ho più contatti x’ mi risulta pesante anche parlare o semplicemente ascoltare qlcuno.Ho seguito diverse psicoterapie e interrotto di mia volontà Cure con psicofarmaci.Da poco ho ripreso una psicoterapia.Vengo alla domanda che mi accompagna ormai da anni con nn poca angoscia qsi tutti i giorni.
    Ho un forte desiderio di nn esistere più e spesso vorrei fare l ultimo passo ma eccomi qui ancora a soffrire con qsta speranza si mettere fine a tutto che nn riesco a mettere in atto.
    Secondo lei è reale o cmq c è una reale sofferenza?
    Perché se lo desidero così tanto deve vincere sempre la sopravvivenza?
    Alcune volte è stata qstione di attimi.
    Nn lo dico a nessuno perché son cose mie e se un domani nn dovessi esserci più nn mi interesserebbe sapere come rimarrebbero gli altri.
    Altra cosa si può fare solo psicoterapia senza farmaci con qste idee?

    Scusi la lungaggine
    Grazie

    • Gentile Sigra Manu

      la ringrazio per avermi scritto, affrontando aspetti così delicati e personali in modo così franco e diretto.

      Non perda mai la speranza, esistono molti aiuti e terapie al giorno d’oggi sia farmacologiche che psicoterapiche che di altro tipo per cui è veramente difficile poter affermare che contro una data situazione depressiva (e il suo dolore di esistere è “vero” non c’è dubbio) non vi sono più strade da percorrere. Strade ve ne sono sempre! Se non fosse anche per la continua evoluzione della ricerca clinica che ormai ci ha abituato a frequenti aggiornamenti su nuovi ritrovati (in questo blog parlo anche di nuovi antidepressivi come la Vortioxetina) e nuove tecniche di approccio psicologico. quello che non funziona si di una persona non è detto che non funzioni su di un’altra e la mia esperienza clinica diretta mi ha insegnato a non perdere mai la fiducia: a volte un farmaco che non ha funzionato in passato, se riutilizzato nel modo corretto può anche avere effetti terapeutici a distanza di tempo sulla medesima persona.

      Per questo le dico di non abbattersi, in fondo un attaccamento alla vita mi pare che sia innegabile che l’abbia ancora… Mi ha scritto!

      Cordiali saluti

      Federico Baranzini

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