telomeri e ansia cronica

Telomeri: le parti colorate in rosa sono sensibili allo stress cronico

I disturbi d’ansiaDisturbo d’Ansia Generalizzato. Leggi anche … » di tipo cronico portano all’accorciamento dei telomeri nel DNA contribuendo così ad un invecchiamento precoce, questo almeno è quanto ha scoperto l’equipe della Dottoressa Okereke dell’Università di Harvard a Boston.

La salute di chi soffre di panico cronico, fobie ed altri simili disturbi d’ansia è solitamente compromessa a causa delle ripercussioni fisiche che tali problemi possono portare con sé. Recentemente si è scoperto che tra le varie conseguenze portate dai disturbi d’ansiaDisturbo d’Ansia Generalizzato. Leggi anche … » è necessario aggiungere anche l’invecchiamento precoce.

Soffrire di panico e di ansia a livello cronico, infatti, sembra influire in maniera drastica sui telomeri e sulla loro funzionalità all’interno del nostro corpo. Si è recentemente scoperto, infatti, che i telomeri di alcune donne affette da forti ansie fobiche risultano essere più corti rispetto a quelli delle donne che non presentano sintomi legati all’ansia.

L’equipe della Dottoressa Olivia I. Okereke dell’Università di Harvard a Boston è giunta alla conclusione che i telomeri delle donne affette da gravi episodi di ansia cronica presentano una differenza nella lunghezza molto simile a quelli di donne con uno scarto d’età di sei anni. Anche un tipo di ansia più leggero, comunque, può portare ad un accorciamento dei telomeri.

E’ importante occuparsi di questa correlazione tra ansia e lunghezza dei telomeri dal momento che l’accorciamento degli stessi è un fenomeno irreversibile che, però, può essere prevenuto. Si tratta, infatti, di una perdita graduale delle sequenze di DNA ripetitive che proteggono i cromosomi e che avviene nel momento in cui le cellule si separano.

Gli studi precedenti avevano finora mostrato come lo stress ossidativo e i processi infiammatori fossero in grado di accelerare questo processo portando ovviamente ad un grave danneggiamento del DNA legato all’insorgere di cancro, disturbi cardiovascolari, declino cognitivo e demenza.

L’ansia fobica fortunatamente risulta essere curabile favorendo così la prevenzione del danno arrecato ai telomeri qualora si riesca a diagnosticare ed identificare per tempo la malattia.

E’ stata proprio l’ansia fobica ad essere utilizzata dalla Dottoressa Okereke per la sua ricerca, considerando questa malattia una forma tipica di ansia cronica utile per trovare una correlazione con la lunghezza dei telomeri dei leucociti del sangue periferico tra 5243 donne della Nurses’ Health Study.

Il campione in questione è stato scelto tra gruppi di controllo di un precedente studio sui telomeri e le malattie, un gruppo di donne in salute selezionato in maniera casuale da un sub-studio sulle funzioni cognitive.

Partendo dall’assunto che le donne più ansiose tendono ad essere meno in salute per quanto riguarda un’ampia gamma di caratteri, la Dottoressa Okereke e la sua equipe si sono occupati di adeguare alcuni parametri dello studio che si apprestavano a compiere in base a fattori significativi: tra questi l’età del padre alla nascita, fumo, indice di massa corporea e attività fisicaSconfiggere la depressione con l’attività fisica: si può?. Leggi anche … ».

L’equipe della Dottoressa Okereke mette comunque in guardia sul fatto che le donne appartenenti alla categoria di sintomi fobici più alta legata all’accorciamento dei telomeri potevano non incontrare i criteri richiesti per diagnosticare un vero e proprio disturbo di ansia nonostante questo appaia più plausibile.

Un altro limite di quest ricerca consiste nell’impossibilità di stabilire se i telomeri si fossero accorciati realmente a causa dell’ansia o se il processo fosse già iniziato in precedenza. La causalità rimane comunque possibile in entrambi i casi.

E’, inoltre, importante notare la mancanza di dati sulla durata dell’ansia e di eventuali trattamenti seguiti dalle pazienti esaminate, nonché eventuali episodi di depressioneSconfiggere la depressione con l’attività fisica: si può?. Leggi anche … » ed altre variabili di confusione. Anche il fatto che la maggior parte delle donne che hanno partecipato allo studio fossero bianche può essere annoverato tra gli elementi che pongono dei limiti a questa ricerca e che contribuiscono ad incentivare un ulteriore approfondimento di quanto scoperto dall’equipe della Dottoressa Okereke.

 

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Fonte: http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0040516