FedericoBaranzini.it blog
venlafaxina e triptofano si possono assumere insieme

VENLAFAXINA e TRIPTOFANO: si possono assumere insieme?

Interazioni tra venlafaxina e triptofano: si possono prendere insieme?

💊 Cosa sono?

Venlafaxina è un antidepressivo appartenente alla classe degli SNRI (inibitori della ricaptazione della serotonina e noradrenalina), indicato per trattare depressione e disturbi d’ansia.

Triptofano è un amminoacido essenziale, disponibile anche come integratore alimentare, precursore della serotonina, noto per i suoi effetti positivi su umore, sonno e benessere mentale.

Nomi commerciali in Italia:

  • Venlafaxina: EFEXOR, EFEXOR XR, VENLAFAXINA DOC, VENLAFAXINA TEVA, VENLAFAXINA ZENTIVA, FAXINE, ZAREDROP
  • Triptofano: TRIPTOFANO STV (SANTIVERI), TRIPTOMAQ (UNOPHARMA), PINEAL, COMPLESSO GRIFFONIA 5-HTP (SOLGAR), L-TRIPTOFANO (VERMONT HEALTH), TRIPTOFANO FORTE (PLAMECA), TRIPTOFANO 500 (ORTOCEL NUTRI THERAPY), MELAMIL TRIPTO CI VEDIAMO DOMANI (HUMANA), HOLOMEGA L-TRIPTOFANO (EQUISALUD), TRIPFAN (PLANTIS), SISTEMA NERVOSO MABO TRIPTOFANO (MABO), TRIPTOFANO 400 (ESPADIET), FISIOREVE TRIPTO, PINEAL TENS, TRIPTOFANO PLUS, SOTYA, ZEUS

⚖️ Si possono assumere insieme?

🔴 La combinazione è sconsigliata, salvo in casi clinici attentamente monitorati.

Entrambi aumentano la serotonina nel sistema nervoso: venlafaxina potenziando la sua disponibilità e triptofano come suo precursore. Questo aumenta il rischio di sindrome serotoninergica, motivo per cui l’assunzione contemporanea non dovrebbe essere fatta senza controllo medico.


🧾 Per cosa si usano?

  • Venlafaxina è indicata per:
    • Depressione maggiore
    • Disturbo d’ansia generalizzato
    • Disturbo di panico
    • Fobia sociale
  • Triptofano è usato come integratore in casi di:
    • Insonnia lieve
    • Ansia lieve
    • Disturbi dell’umore non gravi
    • Sindrome premestruale
    • Stress psicofisico

È spesso utilizzato come supporto naturale nei soggetti sani o con lievi alterazioni dell’umore.


⚙️ Come agiscono nel cervello

Venlafaxina aumenta la quantità di serotonina e noradrenalina disponibili nello spazio sinaptico, “amplificando il segnale” delle vie cerebrali dell’umore e della motivazione.

Triptofano è un precursore della serotonina: nel cervello viene trasformato in 5-HTP e poi in serotonina, contribuendo alla produzione naturale di questo neurotrasmettitore. È come “fornire la materia prima” per costruire la serotonina.

Leggi anche:  VENLAFAXINA e QUETIAPINA: si possono assumere insieme?

Combinati, possono generare un eccesso di stimolazione serotoninergica.


💬 Esempio di uso nella pratica clinica

Un uso congiunto potrebbe essere ipotizzato in un paziente con sintomi depressivi residui o insonnia lieve, già in trattamento con venlafaxina, desideroso di assumere un integratore naturale.

In questi casi, il medico potrebbe valutare una dose molto bassa di triptofano, con attento monitoraggio dei sintomi e istruzioni specifiche su quando interromperne l’uso.

Tuttavia, non è una strategia di uso comune, e l’autoprescrizione è fortemente sconsigliata.


🧪 Tipi di interazioni

Farmacodinamiche:

Entrambi i composti aumentano i livelli di serotonina. Questa sinergia può portare a un eccesso di serotonina nel sistema nervoso centrale, con conseguente rischio di sindrome serotoninergica.

Farmacocinetiche:

Non ci sono evidenze di interazioni dirette sul metabolismo o sull’assorbimento, ma l’effetto combinato sull’equilibrio serotoninergico è clinicamente rilevante.

NB: le interazioni farmacodinamiche rappresentano l’azione del farmaco sul corpo, quelle farmacocinetiche l’azione del corpo sul farmaco.


⚠️ Quali sono i rischi dell’assunzione combinata?

  • Sindrome serotoninergica (potenzialmente grave):
    • Febbre
    • Tremori
    • Sudorazione eccessiva
    • Confusione mentale
    • Tachicardia
    • Iperriflessia e rigidità muscolare
  • Disturbi gastrointestinali (nausea, diarrea)
  • Agitazione o insonnia
  • Cefalea, nervosismo
  • Interferenza con altri integratori o psicofarmaci serotoninergici

📚 Cosa deve sapere chi li assume già

  • Non iniziare triptofano durante terapia con venlafaxina senza approvazione medica
  • Segnalare febbre, tremori, alterazioni del comportamento
  • Evitare altri integratori serotoninergici (es. 5-HTP, iperico)
  • Informare il medico di ogni nuovo integratore assunto
  • Non assumere alcol o sostanze stimolanti contemporaneamente

👨‍⚕️ Quando è necessario contattare un medico

Contattare immediatamente un medico o il pronto soccorso se si manifestano sintomi sospetti di sindrome serotoninergica.

È importante contattare il medico o lo psichiatra curante prima di assumere triptofano o qualsiasi altro integratore durante una terapia antidepressiva.

Leggi anche:  Mirtazapina e Trazodone: si possono assumere insieme?

🔍 Conclusione

La combinazione di venlafaxina e triptofano è sconsigliata per il rischio concreto di sindrome serotoninergica, anche se il triptofano è un prodotto naturale. È essenziale consultare sempre lo specialista prima di introdurre integratori in un percorso terapeutico farmacologico. La supervisione medica garantisce efficacia e sicurezza.


⚠️ Disclaimer

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità puramente informative e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico curante. Per dubbi o modifiche terapeutiche, è sempre necessario rivolgersi al proprio specialista.


📌 Fonti bibliografiche e risorse utili

  • Drugs.com Interaction Checker
  • Medscape Drug Interaction Checker
  • FDA Drug Database
  • PubMed
  • Drug Bank
2 Commenti
  • Buongiorno Dottore,

    Le scrivo perché voglio raccontarle brevemente la mia storia.

    Sono una ragazza di 33 anni e da settembre 2009 sono in cura con Efexor, prescrittomi da una psichiatra dopo svariati attacchi di panico e di ansia. All’epoca, presi per una settimana Efexor 37,5, per poi aumentare a quello da 75. Dopo un paio di mesi, la psichiatra ritenne di farmi smettere l’assunzione e scalai per una settimana con quello da 37,5 per poi terminare l’assunzione totalmente.

    Ebbi degli effetti collaterali devastanti (ansia fortissima, inappetenza) e mi disse di continuare a prendere quello da 37,5, cosa che feci per anni. Nel frattempo, nel gennaio 2010 cominciai anche un percorso di psicoterapia, durato poi 5 anni, che mi permise di affrontare una serie di questioni irrisolte e grazie al quale ho fatto passi da gigante anche nella gestione dell’ansia. Verso la fine del percorso (giugno 2015), ritenni di provare a sospendere nuovamente Efexor e mi recai di nuovo dalla psichiatra per poterlo fare con metodo e lei mi disse di passare alle gocce per scalare con più facilità, ma mi diminuì la dose fino alla totale assenza, nel giro di una settimana e ebbi nuovamente dei sintomi da sospensione fortissimi che mi costrinsero a riassumere il farmaco.

    Due anni fa ho ricominciato un percorso di terapia cognitivo-comportamentale e parallelamente volevo smettere di assumere Efexor, ma visto che, consultandomi con diversi psichiatri, l’unica soluzione da loro paventata era quella di diminuire il dosaggio per una settimana e poi smettere, facendomi ricadere in un tunnel di sintomi non indifferente, ho pensato di fare di testa mia e ho cominciato ad assumerlo prima a giorni alterni, poi una volta ogni due giorni, poi ogni tre, tutto questo nel giro di due anni, sostando mesi su ogni tassello.

    Adesso sono arrivata ad assumerlo una volta ogni cinque giorni, ma passati i primi tre giorni, a partire dal quarto, ho dei sintomi da sospensione che non mi fanno trascorrere bene la giornata: nausea, che a volte sfocia nel vomito, soprattutto appena sveglia e durante i pasti, inappetenza,
    malessere generale, come se dovesse venirmi l’influenza, apatia e nell’arco della giornata ho degli alti e bassi umorali che mi destabilizzano, tutto ciò fino alla dose successiva di Efexor, perché appena lo assumo, torna tutto normale.

    So che il mio metodo non é stato ideale, ma ormai il “danno é fatto e non voglio tornare indietro.

    Ora sono due mesi che ho terminato definitivamente l’assunzione, alcuni sintomi sono scomparsi, altri ci sono, ma leggeri e non tutti i giorni, però i conati al mattino li ho ancora e sento comunque di non stare mai bene al 100%, tranne raramente.

    Cosa posso fare?

    Grazie anticipatamente.

    • Buongiorno Mara,

      ho letto con attenzione la sua storia, e credo che descriva bene una delle difficoltà più comuni nella sospensione della venlafaxina: l’elevato rischio di sintomi da astinenza, soprattutto se la riduzione è troppo rapida o se si ricorre a strategie come l’assunzione a giorni alterni. Questo farmaco, infatti, ha un’emivita breve, e saltare giorni crea delle oscillazioni marcate nei livelli plasmatici, che spesso peggiorano la tollerabilità rispetto a una riduzione quotidiana più lenta e progressiva.

      Il fatto che, dopo due mesi dalla sospensione, alcuni sintomi persistano (come nausea al risveglio o sensazione di malessere generale) non è insolito: per alcune persone, il sistema nervoso impiega mesi per riadattarsi del tutto. Questo fenomeno, chiamato post-acute withdrawal syndrome (PAWS), può essere più evidente con farmaci come l’Efexor.

      Quello che può fare ora dipende da diversi fattori:

      Se i sintomi sono tollerabili e tendono a ridursi lentamente, la strada più prudente può essere semplicemente dare tempo al corpo di completare il riadattamento, cercando di sostenere l’organismo con sonno regolare, alimentazione equilibrata e attività fisica moderata.

      Se i sintomi sono invalidanti o stazionari da settimane, talvolta si valuta un “micro-reinstatement” di una dose minima (anche solo pochi milligrammi in gocce), da scalare poi lentamente e senza interruzioni improvvise, ma questa decisione va presa solo insieme a un medico che la segua passo passo.

      Nel frattempo, si possono gestire i sintomi specifici (es. nausea, disturbi del sonno, ansia) con strategie mirate, farmacologiche o non farmacologiche, sempre sotto supervisione.

      Capisco bene il desiderio di “non tornare indietro”, ma tenga presente che fare un piccolo passo indietro temporaneo, se guidato e con l’obiettivo di scalare correttamente, a volte è ciò che permette di arrivare davvero alla sospensione definitiva in buone condizioni.

      Cordiali saluti,
      Federico Baranzini

  • Leave a Reply

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Connect with Facebook

    Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

    Cerca articoli

    News Gallery
    Depressione cronica
    Alzheimer e qualità del sonno
    Esame del sangue per differenziare il disturbo bipolare dalla depressione maggiore
    Depressione e supporto sociale
    Ansia sociale e violazione delle norme
    Aumento dell'incidenza della demenza: perchè preoccupa
    Terapia cognitivo-comportamentale basata su Internet
    Magrezza

    Ultimi Commenti