La Psichiatria Narrativa è un approccio terapeutico che concentra l’attenzione sulle storie personali dei pazienti per comprendere meglio la loro esperienza del disturbo mentale.
Attraverso il racconto delle proprie vicende, il paziente e lo specialista collaborano per dare un nuovo significato alla sofferenza e facilitare un percorso di cura più umano e efficace.
Questo metodo si distingue dalla psichiatria tradizionale perché valorizza la soggettività e le narrazioni individuali come strumenti di guarigione, avvicinandosi ad una pratica psicoterapica.
Questo approccio permette di superare la semplice definizione dei sintomi, introducendo una prospettiva in cui la malattia è vista come parte di una storia più ampia, fatta di scelte, emozioni e relazioni.
La Psichiatria Narrativa costruisce così un legame terapeutico più profondo, basato sulla comprensione e la condivisione, che aiuta a promuovere la resilienza e il benessere psicologico.
In questo articolo, esploreremo le origini di questo affascinante approccio, tracciando le sue radici nella Medicina Narrativa e nelle influenze filosofiche che ne hanno plasmato i principi. Approfondiremo la sua definizione e i suoi principi fondamentali, per poi addentrarci nelle sue diverse applicazioni cliniche, mostrando come le storie possano trasformare la pratica psichiatrica, rendendola più umana, efficace e centrata sulla persona.
Punti Chiave
- La Psichiatria Narrativa è un approccio terapeutico che pone la storia personale del paziente al centro per una comprensione profonda del disturbo mentale.
- Si distingue dalla psichiatria tradizionale valorizzando la soggettività e le narrazioni individuali come strumenti attivi di guarigione e cambiamento.
- Le sue radici affondano nella Medicina Narrativa (Rita Charon) e nella Terapia Narrativa (White ed Epston), integrate da influenze filosofiche (Ricoeur, Merleau-Ponty) e letterarie.
- Le storie non sono solo resoconti, ma strumenti che permettono al paziente di dare significato alla sofferenza, distanziarsi dai sintomi e costruire nuove identità più resilienti.
- La narrazione facilita la costruzione di un’alleanza terapeutica profonda, basata sulla comprensione e condivisione, migliorando l’efficacia del trattamento.
- Le applicazioni cliniche includono interventi terapeutici narrativi (es. scrittura) e l’uso di strumenti che facilitano la comunicazione di vissuti complessi.
- Richiede una formazione specifica per i clinici (in università, ospedali e studi privati) e l’impegno di istituzioni come SIMeN e ISS per la sua diffusione e certificazione (es. Certificazione PERLA).

- L’Evoluzione della Psichiatria e l’Emergere della Medicina Narrativa
- Cos’è la Psichiatria Narrativa
- Definizione e principi fondamentali della Psichiatria Narrativa
- Applicazioni Cliniche della Psichiatria Narrativa
- Prospettive e Sfide della Psichiatria Narrativa in Italia
- Link Fonti
L’Evoluzione della Psichiatria e l’Emergere della Medicina Narrativa
La storia della psichiatria è un viaggio affascinante, caratterizzato fin dai suoi albori da una profonda “doppia anima“. Da un lato, ha sempre nutrito l’aspirazione a essere una scienza medica rigorosa, allineata alle altre discipline cliniche, con un forte desiderio di oggettività e misurabilità. Dall’altro, ha dovuto confrontarsi con la sua intrinseca peculiarità: l’oggetto del suo studio è la mente umana, con le sue complessità, la sua soggettività e le sue infinite sfumature, rendendola profondamente diversa da altre branche mediche. Questa tensione si è riflessa non solo nella pratica clinica, ma anche nell’esperienza stessa del paziente.
Per molto tempo, in assenza di terapie farmacologiche efficaci, l’approccio prevalente in psichiatria era quello del “prendersi cura” (in inglese, “to care”). Si trattava di un’assistenza più ampia, focalizzata sul supporto, sull’accompagnamento e sulla gestione del benessere complessivo del paziente.
Già con figure come Sigmund Freud, all’inizio del XX secolo, la psichiatria aveva iniziato a riconoscere l’importanza delle storie personali. Freud, introducendo una lettura eziologica degli eventi di vita e ponendo l’accento sull’interpretazione dei vissuti, ha di fatto portato la narrazione al centro dell’attenzione, sottolineando il valore dell’ascolto e della costruzione di una relazione significativa tra terapeuta e paziente.
L’arrivo del DSM
Tuttavia, con il progresso della scienza e lo sviluppo di nuove terapie, in particolare la psicofarmacologia, si è assistito a un progressivo spostamento verso il “curare” (in inglese, “to cure”), inteso come trattamento mirato alla risoluzione dei sintomi attraverso interventi farmacologici o biologici. Questo ha portato a un modello sempre più “scientifico” e categoriale.
Un momento emblematico di questa transizione fu la pubblicazione del DSM-III (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) nel 1980. Se da un lato ha fornito una base più standardizzata e “scientifica” per la diagnosi, dall’altro ha spesso contribuito a ridurre lo spazio per la narrazione individuale e per il rapporto empatico tra medico e paziente, focalizzandosi prevalentemente sulla presenza/assenza di sintomi.
È proprio in risposta a questa crescente medicalizzazione e alla percezione di una perdita di umanità nella cura che è emersa la Medicina Narrativa. Questa disciplina ha trovato il suo spazio come un approccio versatile, capace non solo di supportare il “curare” in senso stretto, ma soprattutto di aiutare i professionisti -potremmo dire- a “prendersi nuovamente mcura” dei pazienti in modo più olistico e profondo.
Rita Charnon e la Medicina Narrativa
Nel 2001, Rita Charon ha reso celebre il termine “Medicina Narrativa”, fornendo un quadro concettuale e strumenti pratici per comprendere il paziente nella sua interezza, la sua malattia e la complessa relazione umana che si instaura con il medico.
Alla base di questo modello vi è la convinzione che la narrazione del paziente non sia un mero resoconto, ma uno strumento fondamentale per comprendere la sua relazione con la malattia e i suoi effetti sistemici sulla vita relazionale.
L’obiettivo principale della Medicina Narrativa è la co-costruzione di un percorso di cura personalizzato e condiviso, dove le persone, attraverso le loro storie, diventano protagoniste attive del processo.
Essa offre una prospettiva unica, distinguendosi dalla psicoterapia per il suo focus più ampio sulla comprensione della malattia da molteplici punti di vista: quello dei clinici, degli operatori sanitari, dei pazienti stessi e dei loro familiari, fornendo così una comprensione più completa e profonda del vissuto di malattia.
Cos’è la Psichiatria Narrativa
La psichiatria narrativa utilizza le storie personali dei pazienti come strumento centrale per comprendere e trattare disturbi mentali. Si basa sull’importanza di ascoltare e interpretare i racconti individuali, dando valore alla soggettività e all’esperienza vissuta.
La disciplina integra aspetti clinici con la riflessione sul significato delle esperienze di vita, promuovendo un approccio più umano e partecipativo nel rapporto medico-paziente.
Origini e Sviluppo della Psichiatria Narrativa
La Psichiatria Narrativa non è nata in un vuoto, ma è il frutto di un’evoluzione complessa e di un dialogo interdisciplinare che ha progressivamente messo in discussione i limiti di un approccio puramente biomedico alla salute mentale.
Negli ultimi decenni, si è consolidata la consapevolezza che la malattia non è solo un’alterazione biologica, ma un’esperienza profondamente umana e soggettiva, intrisa di significati personali e culturali.
Le Fondamenta: Medicina Narrativa e Terapia Narrativa
Il terreno fertile per la nascita della psichiatria narrativa è stato preparato da due discipline complementari ma distinte: la Medicina Narrativa e la Terapia Narrativa.
- La Rivoluzione della Medicina Narrativa (Anni ’90 – Rita Charon): Come detto a partire dagli anni ’90, la dottoressa Rita Charon, della Columbia University, ha introdotto un concetto rivoluzionario: le competenze narrative dei clinici sono tanto cruciali quanto quelle tecniche. Per Charon, la capacità di un medico di “assorbire, interpretare e rispondere” alle storie di malattia dei pazienti non è un mero accessorio, ma una componente fondamentale della pratica clinica. La Medicina Narrativa si propone di arricchire la relazione terapeutica, permettendo ai professionisti sanitari di comprendere il vissuto del paziente nella sua interezza e di co-costruire un percorso di cura più personalizzato e umano.
- La Terapia Narrativa (Anni ’80 – Michael White e David Epston): Parallelamente, ma con un focus più spiccatamente psicoterapeutico, Michael White e David Epston, due psicologi australiani, svilupparono la Terapia Narrativa. Questo approccio innovativo considera i problemi psicologici non come deficit intrinseci dell’individuo, ma come “narrazioni dominanti” che intrappolano la persona. Attraverso il dialogo e la co-creazione, la Terapia Narrativa aiuta i pazienti a “riscrivere” queste storie problematiche, identificando e amplificando “storie alternative” più adattive e ricche di significato, liberando così l’individuo dalla tirannia del problema.
Convergenze e Nuove Prospettive
L’integrazione di questi due approcci nel campo della psichiatria è stata facilitata dal crescente riconoscimento dei limiti del modello biomedico tradizionale. Sebbene efficace nel trattamento di molti sintomi, questo modello spesso trascurava la dimensione soggettiva dell’esperienza di malattia, il contesto sociale e culturale, e il significato che il paziente attribuiva alla propria sofferenza.
- Contributi dall’Antropologia Medica e dalla Psicologia Cognitivo-Costruttivista (Anni 2000): Negli anni 2000, il campo si è ulteriormente arricchito. Ricercatori come Arthur Kleinman e Byron Good, figure di spicco nell’antropologia medica, hanno sottolineato l’importanza cruciale delle narrazioni culturali nella comprensione dei disturbi psichiatrici. Hanno evidenziato come le spiegazioni e le esperienze della malattia siano profondamente modellate dal contesto socio-culturale in cui vivono gli individui. Contemporaneamente, la psicologia cognitivo-costruttivista, con figure come Jerome Bruner, ha rafforzato l’idea che gli esseri umani organizzano la propria esperienza e costruiscono la propria realtà attraverso modalità narrative, piuttosto che puramente logico-scientifiche. La mente umana, in sostanza, è una “fabbrica di storie”.
- Le Neuroscienze Cognitive e l’Identità Narrativa (Ultimi Due Decenni): Negli ultimi due decenni, la psichiatria narrativa ha trovato una validazione sorprendente anche nelle neuroscienze cognitive. Studi scientifici hanno dimostrato come la costruzione di narrazioni coerenti e significative attivi specifiche reti neurali coinvolte nell’identità personale e nella regolazione emotiva. Ricercatori come Dan McAdams hanno sviluppato teorie sull'”identità narrativa” come processo psicologico fondamentale, sostenendo che gli individui creano un senso di sé attraverso la costruzione di una storia di vita integrata. Clinici come Alistair McIntyre hanno poi applicato questi principi direttamente alla pratica psichiatrica quotidiana, dimostrando come l’ascolto e l’elaborazione delle narrazioni possano essere strumenti potenti per il percorso di guarigione e il benessere mentale.
MacIntyre sosteneva che le persone moderne vivono spesso in uno stato di frammentazione, saltando da un ruolo all’altro (genitore, lavoratore, amico) senza riuscire a vedere come questi pezzi si colleghino in una narrazione unitaria e significativa.
Cosa significa in pratica:
Una persona può essere un bravo padre, un dipendente efficiente e un buon amico, ma sentirsi comunque “vuota” se non riesce a vedere come questi ruoli si intreccino nella sua storia personale.
I problemi psicologici spesso nascono quando la vita diventa una serie di episodi scollegati, senza un senso di continuità o direzione. La guarigione avviene quando si riesce a ricomporre i frammenti in una storia coerente
L’eredità per la psichiatria:
MacIntyre ha insegnato ai terapeuti che non basta risolvere singoli problemi o sintomi: bisogna aiutare le persone a ricostruire il senso complessivo della loro esistenza. Ogni evento traumatico, ogni scelta, ogni relazione deve trovare il suo posto in una narrazione più ampia.
Il contributo specifico:
Ha dimostrato che la salute mentale dipende dalla capacità di vedere la propria vita come una “ricerca di senso” continua, dove anche le difficoltà e i fallimenti possono essere integrati come parti significative della propria storia personale.
In sostanza, MacIntyre ci ha fatto capire che curare significa aiutare le persone a diventare “autori consapevoli” di una storia di vita che abbia direzione, coerenza e significato.

Influenze Filosofiche e Letterarie sulla Psichiatria Narrativa
La Psichiatria Narrativa, nel suo sviluppo, non ha attinto solo dalle scienze mediche e psicologiche, ma ha trovato una profonda ispirazione anche nel vasto campo della filosofia e della teoria letteraria. Queste discipline hanno offerto chiavi di lettura fondamentali per comprendere il ruolo intrinseco della narrazione nella costruzione dell’identità umana e nel processo di guarigione.
La Narrazione come Costruzione dell’Identità: Paul Ricoeur
Uno dei pilastri filosofici della psichiatria narrativa è senza dubbio il pensiero di Paul Ricoeur, filosofo francese del XX secolo. Ricoeur ha introdotto un’intuizione semplice ma profondamente rivoluzionaria: noi siamo le storie che raccontiamo di noi stessi.
Prima di Ricoeur, si tendeva a pensare all’identità come a un insieme statico di fatti o tratti. Egli, invece, ha sostenuto che per comprendere chi siamo veramente, non basta analizzare gli eventi della nostra vita, ma dobbiamo osservare il modo in cui li narriamo. Ogni persona costruisce la propria identità creando una narrazione dinamica che collega passato, presente e futuro in una storia coerente e significativa.
Questo concetto ha implicazioni pratiche enormi: se una persona si racconta costantemente come “vittima delle circostanze”, questa narrazione influenzerà profondamente il suo modo di vivere e affrontare i problemi. Se, al contrario, riesce a “rinarrare” la sua esperienza, vedendosi come un “sopravvissuto che ha imparato”, il suo modo di stare al mondo cambierà radicalmente. I disturbi mentali, in quest’ottica, possono spesso emergere quando la nostra “storia personale” diventa frammentata, incoerente o troppo dolorosa da raccontare.
L’eredità di Ricoeur ha insegnato ai terapeuti che curare non significa solo eliminare i sintomi, ma aiutare le persone a riscrivere la propria storia in modo più sano, coerente e significativo. Ha dimostrato che cambiare il modo in cui raccontiamo la nostra vita può essere un processo potente, capace di affiancare e talvolta amplificare l’efficacia dei trattamenti farmacologici nel percorso di guarigione. In sostanza, Ricoeur ci ha fatto capire che siamo tutti “autori” della nostra esistenza e che la terapia può aiutarci a diventare narratori migliori di noi stessi.
L’Esperienza Incarnata: Maurice Merleau-Ponty e la Fenomenologia
Un’altra influenza cruciale proviene dalla fenomenologia, in particolare attraverso il lavoro di Maurice Merleau-Ponty, un altro eminente filosofo francese del XX secolo. Merleau-Ponty ha rivoluzionato il modo di pensare alla mente umana con un’idea fondamentale: noi non abbiamo un corpo, noi siamo il nostro corpo.
Tradizionalmente, la psichiatria tendeva a separare mente e corpo, trattandoli come due entità distinte. Merleau-Ponty, invece, ha sostenuto che viviamo il mondo e costruiamo la nostra esperienza attraverso il nostro corpo, e che ogni esperienza psicologica è intrinsecamente anche corporea.
Cosa significa questo in pratica? Quando siamo ansiosi, non è solo la “mente” ad essere agitata: il respiro si fa corto, i muscoli si tendono, lo stomaco si chiude. Una depressione non è solo “tristezza mentale”: si manifesta nel modo di camminare, nella postura, nella voce. I ricordi traumatici non sono solo “pensieri”: il corpo li conserva nelle tensioni muscolari, nei sussulti improvvisi.
L’eredità di Merleau-Ponty ha insegnato che quando una persona racconta la sua storia, non sta usando solo le parole. Sta esprimendo la sua esperienza con tutto il corpo. Un terapeuta attento deve imparare ad ascoltare non solo ciò che il paziente dice, ma anche come lo dice: il tono di voce, i gesti, la postura, le espressioni corporee. Il suo contributo rivoluzionario ha dimostrato che per capire davvero la sofferenza mentale bisogna prestare attenzione a come la persona vive nel suo corpo la propria esperienza. Non si può separare il racconto di una vita dal modo corporeo in cui quella vita è stata vissuta. In sostanza, Merleau-Ponty ci ha insegnato che le storie che raccontiamo di noi stessi sono sempre “storie incarnate”, scritte tanto nelle parole quanto nel corpo.
Medicina Narrativa applicata alla Psichiatria vs Psichiatria Narrativa
Più recentemente, dopo l’evolversi della Medicina Narrativa, alcuni autori quali Mehl-Madrona, Lewis e Hamkins hanno sviluppato la “psichiatria narrativa”, che attribuisce particolare importanza alle storie dei pazienti per il valore e il significato che essi stessi danno agli eventi di vita.
Secondo questa teoria, le storie che le persone raccontano non solo descrivono le loro vite, ma le modellano attivamente. Di conseguenza, lavorare sulla narrazione della propria storia di vita o di malattia può favorirne un cambiamento profondo.
Sebbene entrambe le espressioni mettano la narrazione al centro della cura in ambito psichiatrico, è fondamentale distinguere la “Medicina Narrativa applicata alla Psichiatria” dalla “Psichiatria Narrativa” in senso stretto.
- La Medicina Narrativa applicata alla Psichiatria, in linea con i principi della Medicina Narrativa generale, si concentra sulla raccolta e l’ascolto delle storie dei pazienti, dei familiari e degli operatori per co-costruire un percorso di cura personalizzato e migliorare la comprensione della malattia da molteplici prospettive. Il suo obiettivo è ampliare la visione clinica e favorire una relazione di cura più empatica e condivisa, supportando sia il “curare” (trattamento) che il “prendersi cura” (assistenza).
- La “Psichiatria Narrativa“, invece, si avvicina maggiormente come approccio e potenzialità ad una vera e propria psicoterapia: essa parte dal presupposto che le storie che raccontiamo non solo descrivono la nostra vita, ma la modellano attivamente. Lavorare sulla narrazione della propria storia di malattia o di vita diventa quindi uno strumento terapeutico per favorire cambiamenti profondi e riorganizzare il proprio vissuto interiore, con finalità più specifiche e mirate alla risoluzione di problematiche psicologiche. Ovviamente trattandosi di psichiatria include la possibilità di integrare nel percorsoe approccio di cura anche l’usodi psicofarmaci.
La distinzione fondamentale tra i due approcci risiede nella profondità dell’intervento e negli obiettivi finali. L’ascolto, che in medicina generale, pur essendo rivalutato, rimane un passo indietro rispetto alla competenza medico-specialistica, in psichiatria rappresenta la tecnica principale alla base di tutte le psicoterapie.
Esiste tuttavia una zona di sovrapposizione dove i confini diventano più fluidi. Molti psichiatrici integrano competenze narrative nella pratica quotidiana senza necessariamente fare “terapia narrativa formale” – per esempio, quando aiutano un paziente a riorganizzare il racconto dei suoi sintomi o quando utilizzano metafore terapeutiche durante una consultazione.
In sostanza, possiamo distinguere una “psichiatria narrativa”, che utilizza la narrazione in senso psicoterapico, da una medicina narrativa applicata alla psichiatria, che mantiene obiettivi, strumenti e modalità sovrapponibili a quelle della medicina narrativa applicate in tutte le altre branche medico-chirurgiche.
Definizione e principi fondamentali della Psichiatria Narrativa
La Psichiatria Narrativa rappresenta quindi un approccio innovativo e profondamente umano alla salute mentale, che si fonda sulla convinzione che le storie personali siano centrali per comprendere, curare e accompagnare le persone che affrontano un disagio psichico.
Non si tratta semplicemente di ascoltare ciò che il paziente racconta, ma di riconoscere la narrazione come un processo attivo attraverso cui gli individui costruiscono il proprio senso di sé, danno significato alle proprie esperienze e modellano la propria realtà.
Il principio fondamentale è che la malattia mentale non è solo un insieme di sintomi da eliminare, ma un’esperienza vissuta che altera la “storia di vita” della persona, spesso frammentandola o rendendola difficile da raccontare.
La Psichiatria Narrativa mira a ripristinare la coerenza e il significato di questa storia, aiutando il paziente a riappropriarsi della propria identità e a riscrivere capitoli futuri in modo più adattivo e resiliente.
Ciò implica un’attenzione profonda non solo ai fatti, ma anche alle emozioni, ai valori, alle relazioni e al contesto culturale che influenzano il racconto del paziente, trasformando il clinico in un “co-autore” o un “facilitatore” di nuove narrazioni di speranza e possibilità.

Ruolo delle storie nella Psichiatria Narrativa
Nel cuore pulsante della Psichiatria Narrativa risiedono le storie individuali. Non si tratta di semplici aneddoti o di una cronologia di eventi, ma di narrazioni complesse che racchiudono il senso più profondo che il paziente attribuisce ai propri vissuti, ai propri comportamenti e alla propria sofferenza. In un campo come la psichiatria, che per anni ha cercato di allinearsi a un modello medico-scientifico più rigido, spesso a scapito della soggettività, il recupero e la valorizzazione della storia personale sono diventati un imperativo.
Perché le storie sono così importanti?
Come abbiamo visto, la psichiatria ha oscillato tra il “curare” (l’approccio biomedico focalizzato sui sintomi) e il “prendersi cura” (l’attenzione alla persona nella sua interezza). La pubblicazione di manuali diagnostici come il DSM, pur utile per la standardizzazione, ha talvolta contribuito a una “destoricizzazione” del paziente, riducendolo a una serie di criteri diagnostici e perdendo di vista la sua traiettoria di vita unica.
È qui che le storie intervengono con forza. Esse rappresentano la chiave per capire il significato che il paziente attribuisce alla propria esperienza di malattia, un significato che va ben oltre la mera presenza o assenza di sintomi.
La malattia, infatti, non è solo un’alterazione biologica, ma un evento che irrompe nella vita, ne altera la trama e ne modifica la percezione di sé e del mondo.
Come la narrazione aiuta il paziente
Attraverso il processo di narrazione, il paziente non è più un oggetto passivo di cura, ma diventa un protagonista attivo e co-autore della propria storia. Questo processo gli consente di:
- Distanziarsi dai sintomi: Raccontare la propria esperienza permette di oggettivare il problema, di vederlo da una prospettiva esterna, riducendone il potere totalizzante e l’identificazione completa con la malattia.
- Esplorare diverse prospettive: La narrazione apre la porta a nuove interpretazioni degli eventi, permettendo al paziente di riconsiderare il proprio passato e presente sotto una luce diversa, scoprendo risorse e significati precedentemente inesplorati.
- Costruire nuove identità più positive: Come teorizzato da filosofi come Paul Ricoeur, noi siamo le storie che raccontiamo di noi stessi. Se una narrazione dominante è quella della “vittima” o del “malato cronico”, il paziente può essere aiutato a “riscrivere” questa storia, identificando e amplificando “storie alternative” di resilienza, apprendimento e crescita. Questo processo di “reistoricizzazione” è fondamentale per recuperare un senso di identità coerente e proiettato verso il futuro.
Il ruolo del clinico e l’alleanza terapeutica
Per il clinico, le narrazioni non sono solo informazioni diagnostiche. Diventano il fulcro per stabilire un’alleanza terapeutica più profonda e personalizzata. Ascoltando attentamente non solo le parole, ma anche il modo in cui vengono espresse – come suggerito da Maurice Merleau-Ponty, che enfatizzava l’esperienza “incarnata” – il terapeuta può cogliere le sfumature emotive, le tensioni corporee e i significati impliciti. Questa comprensione integrata facilita:
- Il cambiamento: Comprendendo la storia del paziente, il clinico può intervenire in modo più mirato, aiutandolo a identificare i nodi problematici e a sviluppare nuove strategie narrative per affrontarli.
- La capacità di prendersi cura di sé: Riscoprire la propria storia e le proprie risorse interne rafforza l’autonomia del paziente, promuovendo l’empowerment e la capacità di gestire il proprio benessere.
In definitiva, la storia diventa uno strumento potente per umanizzare il trattamento in psichiatria. Essa consente di dare voce all’esperienza soggettiva del paziente, spesso silenziata o patologizzata, e di integrarla nel contesto clinico. Non si tratta solo di curare una malattia, ma di accompagnare una persona nel processo di ricostruzione e riappropriazione della propria vita attraverso il potere trasformativo del racconto.
I Principi per un approccio Narrativo in Psichiatra
| Principio | Descrizione |
|---|---|
| Ascolto attivo e empatico | Capacità di creare uno spazio sicuro dove il paziente possa esprimere liberamente sintomi, emozioni e vissuti interiori, prestando attenzione tanto al contenuto verbale quanto agli aspetti non verbali e alle dinamiche transferali |
| Riconoscimento dell’identità del paziente | Valorizzazione della soggettività e dell’esperienza fenomenologica del paziente, riconoscendo la sua storia di vita, i traumi, le risorse personali e il significato individuale attribuito ai sintomi psichiatrici |
| Personalizzazione degli interventi | Adattamento del piano terapeutico alle specifiche caratteristiche cliniche, alla fase di malattia, alle comorbidità e alle preferenze del paziente, integrando approcci farmacologici, psicoterapeutici e psicosociali |
| Coinvolgimento del paziente nel proprio percorso di cura | Promozione dell’alleanza terapeutica attraverso la condivisione delle decisioni cliniche, l’educazione sui disturbi mentali e il sostegno all’empowerment e all’autodeterminazione |
| Promozione di una comunicazione aperta e trasparente | Creazione di un dialogo onesto sui sintomi, la prognosi e le opzioni terapeutiche, utilizzando un linguaggio comprensibile e destigmatizzante che favorisca l’insight e l’aderenza terapeutica |
| Rispetto reciproco tra paziente e professionista | Instaurazione di una relazione basata sulla dignità umana, il rispetto dell’autonomia decisionale e il riconoscimento dei diritti del paziente, evitando atteggiamenti paternalistici o stigmatizzanti |
| Continuità nella cura e nel supporto | Garanzia di un follow-up costante attraverso la collaborazione multidisciplinare, la gestione delle transizioni tra servizi e il mantenimento della relazione terapeutica nei momenti di crisi |
| Attenzione all’aspetto emotivo e psicologico del paziente | Riconoscimento della sofferenza psichica in tutte le sue manifestazioni, validazione delle emozioni del paziente e integrazione degli aspetti relazionali e psicodinamici nella cura |
| Formazione continua dei professionisti della salute | Aggiornamento costante sugli sviluppi in psicofarmacologia, psicoterapia e neuroscienze, sviluppo di competenze relazionali e riflessione sui propri vissuti controtransferali |
| Valutazione costante dei risultati terapeutici | Monitoraggio sistematico dell’evoluzione sintomatologica, del funzionamento psicosociale e della qualità di vita attraverso strumenti validati e feedback del paziente sul processo terapeutico |
Applicazioni Cliniche della Psichiatria Narrativa
La Psichiatria Narrativa, forte delle sue radici filosofiche, psicologiche e mediche, non rimane confinata al piano teorico, ma si traduce in una serie di applicazioni cliniche concrete che arricchiscono sia il percorso terapeutico che la comprensione diagnostica.
Il suo obiettivo primario -come detto- è quello di superare la visione riduttiva della malattia mentale come mera collezione di sintomi, per abbracciare la complessità dell’esperienza umana.
Attraverso l’uso di specifici strumenti narrativi, essa mira a creare un legame empatico profondo con il paziente, favorendo nuove e più autentiche modalità di espressione e riflessione.

Ruolo dei clinici e delle équipe multidisciplinari
Perché la Psichiatria Narrativa possa esprimere appieno il suo potenziale, è fondamentale che i clinici acquisiscano e affinino competenze narrative specifiche. Non basta la buona volontà: è necessario saper leggere e interpretare le storie dei pazienti con rigore metodologico e profonda sensibilità, cogliendo non solo i fatti ma anche i significati, le emozioni e le metafore che emergono dal racconto. La formazione in medicina narrativa è quindi essenziale per integrare queste capacità comunicative e umanistiche nella prassi diagnostica e terapeutica quotidiana.
Questo bisogno di formazione è sempre più pressante e deve essere soddisfatto a vari livelli. Nelle università, è cruciale che i curricula di medicina e psicologia includano moduli dedicati alla medicina e psichiatria narrativa, preparando le nuove generazioni di professionisti a un approccio più centrato sulla persona. Allo stesso modo, le istituzioni ospedaliere, sia pubbliche che private, devono investire in programmi di formazione continua per il personale già in servizio, garantendo che medici, psichiatri, psicologi, infermieri e operatori sociali possano sviluppare queste competenze. Un’attenzione particolare va rivolta anche alla formazione dei medici e degli psichiatri che operano nel settore privato nei loro studi, spesso luoghi privilegiati per l’ascolto profondo e la costruzione di relazioni terapeutiche significative.
In Italia, l’importanza di certificare la qualità di questo approccio è stata riconosciuta da iniziative significative. Ad esempio, EDRA ha promosso la Certificazione PERLA, un riconoscimento che attesta l’eccellenza nell’applicazione dei principi della Medicina Narrativa. Un esempio concreto di tale riconoscimento è stata l’assegnazione per la prima volta in Italia della Certificazione PERLA 2025 anche nell’ambito della Psichiatria. Questo tipo di iniziative è fondamentale per elevare gli standard e promuovere una diffusione qualificata della Psichiatria Narrativa.
Oltre alla competenza individuale, la Psichiatria Narrativa fiorisce nel contesto delle équipe multidisciplinari. Composte da psichiatri, psicologi, infermieri, operatori sociali e altre figure professionali, queste équipe lavorano insieme per condividere prospettive diverse sul paziente. Questo approccio integrato consente di valutare il vissuto del paziente in modo globale, tenendo conto di tutte le dimensioni – biologiche, psicologiche, sociali e narrative – e di pianificare interventi più mirati e coerenti. Il dialogo interno all’équipe facilita la riflessione critica, l’emersione di nuove soluzioni e un supporto reciproco tra i professionisti, sostenendo i processi di cura nel pieno rispetto della complessità psichica e sociale dell’individuo.
Interventi Terapeutici Narrativi: La Voce al Paziente
Il cuore degli interventi terapeutici narrativi risiede nell’ascolto attivo e nella valorizzazione incondizionata delle storie personali. In un’epoca in cui la psichiatria ha talvolta rischiato la “destoricizzazione” del paziente, riducendolo a una diagnosi categoriale (come talvolta percepito dopo l’introduzione dei vari manuali statistici), la Psichiatria Narrativa riafferma la necessità di permettere ai pazienti di raccontare in prima persona la propria esperienza di malattia. Questo processo non è solo catartico, ma è fondamentale per:
- Ricostruire un senso: La malattia può frammentare l’identità e la continuità della vita. Raccontare la propria storia aiuta il paziente a riorganizzare gli eventi, a trovare connessioni e a dare un nuovo significato a ciò che è accaduto, trasformando il caos in una narrazione più coerente.
- Rielaborare vissuti traumatici: Spesso, esperienze dolorose o traumatiche rimangono “bloccate” o non integrate nella storia personale. La narrazione offre uno spazio sicuro per esplorare questi vissuti, distanziarsene e rielaborarli, permettendo al paziente di acquisire una nuova prospettiva e di ridurre il loro impatto emotivo.
Le metodologie narrative possono includere anche esercizi strutturati che vanno oltre la semplice conversazione.
- Ad esempio, la narrazione guidata può aiutare il paziente a esplorare specifici momenti della sua vita o a immaginare futuri possibili.
- Il racconto teatrale del sé o l’uso di altre arti espressive (come il disegno, la musica, la fotografia, il cinema), integrano creatività e terapia in un contesto riabilitativo.
- La scrittura terapeutica, dove il paziente è incoraggiato a tenere diari, scrivere lettere (anche mai spedite) o resoconti della propria esperienza. Questa pratica, apparentemente semplice, ha dimostrato benefici psicologici visibili: dalla riduzione dello stress e dell’ansia all’aumento della consapevolezza di sé e delle proprie risorse interne.
Lo scopo principale di questi interventi è rompere la rigidità dell’identificazione del paziente esclusivamente con la sua diagnosi, valorizzando l’individualità e promuovendo un coinvolgimento attivo e consapevole nel processo di cura.
Il paziente non è più solo “un bipolare” o “uno schizofrenico”, ma una persona con una storia unica che include, ma non si esaurisce nella, sua condizione.

Prospettive e Sfide della Psichiatria Narrativa in Italia
La Psichiatria Narrativa, come abbiamo visto, rappresenta un’evoluzione fondamentale nel panorama della salute mentale, un ponte che ricollega la scienza medica all’umanità intrinseca dell’esperienza di malattia. In Italia, questa disciplina sta guadagnando terreno, spinta dalla crescente consapevolezza della necessità di un approccio più olistico e centrato sulla persona.
In questo contesto, la Società Italiana di Medicina Narrativa (SIMeN) ha svolto un ruolo cruciale, promuovendo convegni e linee guida per diffondere queste pratiche. Anche l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) con una Consensus Conference dedicata ha riconosciuto l’importanza dell’approccio narrativo, declinandolo non solo nella pratica clinica ma anche nella formazione e nella prevenzione del burnout tra gli operatori sanitari.
Le prospettive sono promettenti: l’integrazione delle competenze narrative nella formazione dei futuri professionisti della salute mentale, lo sviluppo di protocolli clinici che valorizzino la storia del paziente e la possibilità di offrire percorsi di cura sempre più personalizzati e meno standardizzati. Si intravede un futuro in cui la narrazione non sarà più un complemento, ma un pilastro della cura, capace di promuovere non solo la remissione dei sintomi, ma anche la ricostruzione dell’identità e della resilienza.
La crescente attenzione al paziente come “narratore” della propria esperienza migliorerà in prospettiva l’aderenza alle terapie e la continuità assistenziale.
Tuttavia, le sfide non mancano. In Italia, come altrove, persiste una forte egemonia del modello biomedico, che tende a privilegiare la diagnosi categoriale e il trattamento farmacologico, rendendo talvolta difficile l’adozione piena di approcci narrativi. Superare questa inerzia culturale richiede un impegno costante nella formazione e nella sensibilizzazione, dimostrando con evidenze concrete il valore aggiunto della narrazione.
Queste innovazioni richiedono però risorse specifiche e una riorganizzazione dei tempi clinici, elementi spesso al centro del dibattito.
Altre sfide includono la necessità di definire meglio gli standard di applicazione della psichiatria narrativa nei diversi contesti clinici, di garantire una formazione adeguata per tutti gli operatori sanitari – non solo gli psichiatri – e di integrare efficacemente questi approcci all’interno di sistemi sanitari spesso sovraccarichi e orientati all’efficienza.
Nonostante queste complessità, il cammino verso una psichiatria che ascolta, comprende e co-costruisce storie di guarigione è un viaggio essenziale e ineludibile per un’assistenza alla salute mentale autenticamente umana.
Link Fonti
- La Medicina Narrativa in Psichiatria – https://rosa.uniroma1.it/rosa01/medicina_nei_secoli/article/view/1331/1215
- Palla I, Turchetti G, Polvani S. Narrative Medicine: theory, clinical practice and education – a scoping review. BMC Health Serv Res. 2024 Sep 27;24(1):1116. doi: 10.1186/s12913-024-11530-x. PMID: 39334149; PMCID: PMC11428871.
- Psichiatria Narrativa a Milano: il Primo Certificato PERLA – https://www.neuronews24.it/2025/07/26/certificato-perla-psichiatria-milano


























